Il Servizio sanitario nazionale deve tornare a investire sul personale per aumentare la propria capacità di attrarre e trattenere i medici. È la posizione espressa dalla Fadoi, Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, commentando i dati sul personale contenuti nel Rapporto Gimbe.
«Si può discutere se vada rimarcato che il Fondo sanitario nazionale abbia registrato un incremento record in valori assoluti o se pesi di più il suo arretramento rispetto al Pil. Ma, al di là delle diverse letture, i numeri del Rapporto Gimbe indicano con chiarezza che negli ultimi anni il conto più pesante lo ha pagato il personale», sottolinea la Federazione in una nota.
A richiamare l'attenzione sull'andamento della spesa è Andrea Montagnani, presidente Fadoi. «Nel 2012 stipendi di dipendenti e convenzionati assorbivano il 39,7% della spesa sanitaria pubblica, mentre nel 2025 la quota è scesa al 36,9%», evidenzia.
Secondo la Federazione, anche il numero complessivo di medici disponibili in Italia deve essere interpretato alla luce della loro effettiva presenza nel Servizio sanitario nazionale.
Il Paese conta infatti 5,8 medici ogni mille abitanti, rispetto a una media Ocse di quattro. Tuttavia, degli oltre 339mila professionisti censiti, almeno 88.258, pari al 26,1%, non lavorano nel Ssn né sono impegnati in percorsi di formazione post-laurea.
«Questo conferma che il problema non è soltanto quanti medici abbiamo, ma quanto il Servizio sanitario nazionale riesca ad attrarli e trattenerli», osserva Montagnani.
Per Fadoi, i dati richiamati dal Rapporto Gimbe confermano quindi la necessità di rafforzare l'attrattività del sistema pubblico attraverso maggiori investimenti nel personale.
«Per salvaguardare il nostro Ssn occorre quindi tornare a investire nel suo capitale più prezioso: quello umano», conclude il presidente della Federazione.