Clinica
Diabetologia
06/10/2026

Diabete tipo 2, monitoraggio continuo del glucosio in crescita. Resta il nodo dell’accesso

Le indicazioni per il Cgm si ampliano anche nel diabete tipo 2, ma l’accesso resta disomogeneo tra le Regioni. Gli esperti: servono equità e competenze per utilizzare i dati

diabete giovane misura

“Il diabete non è solo glicemia, si tratta di una patologia con molteplici complicanze: cuore, reni, fegato, polmoni, salute mentale e sessuale, obesità…”. Il monito è di Katherine Esposito - direttore Uoc Endocrinologia e malattie del Metabolismo all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli - nel suo intervento all’incontro su “Monitoraggio continuo del glucosio (Cgm): la tecnologia che sta cambiando la vita delle persone con diabete”, tenutosi nell’ambito dell’Easd 2026.

Attualmente in Italia sono 4 milioni le persone affette da diabete, per il 90% di tipo 2. Si stima che sia considerevole il numero di pazienti non diagnosticati, non inferiore al milione, o soggetti a diagnosi errata; fenomeni che, fa notare Esposito, non di rado causano gravi conseguenze come retinopatia, piede diabetico o, nei casi più estremi, amputazioni. “Troppe persone diabetiche riempiono ancora le corsie degli ospedali”, sintetizza Esposito, “quando dovrebbero essere intercettate molto prima dalla sanità territoriale”.

Per complicanze legate al diabete, in Italia ogni anno si stimano circa 80.000 ricoveri per scompenso cardiaco, circa 40.000 per infarto; circa 30.000 per ictus. Sono oltre 120.000 i decessi attribuibili direttamente o indirettamente alla malattia.

Necessario, alla luce dei più recenti progressi tecnologici, che il paziente venga sempre più coinvolto nella gestione della malattia, migliorando la propria salute (per esempio in termini di aderenza terapeutica) e, al tempo stesso, contribuendo a rendere più sostenibile la sanità pubblica. Sottolinea Chiara Masuccio - presidente di Osdi, Operatori sanitari di diabetologia italiani - che con le nuove tecnologie cambia anche l’approccio al paziente, che viene educato a sviluppare competenze di self management utili agli stessi professionisti sanitari. Una forma di responsabilizzazione del paziente che ne aumenta anche l’autostima.  

Cgm, un accesso non uniforme alla tecnologia

Un’indagine condotta Dexcom, azienda del settore, nel 2026, ha coinvolto oltre 800 professionisti sanitari e 2.500 persone con diabete di tipo 2 in otto Paesi - Germania, Italia, Giappone, Polonia, Arabia Saudita, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti - per analizzare come siano cambiati nell’ultimo anno esperienze, conoscenze e atteggiamenti verso la malattia e le tecnologie di monitoraggio.

Gli esiti rivelano che l’89% dei professionisti considera il Cgm utile per valutare l’aderenza terapeutica: oltre un paziente su due segue con più attenzione la cura prescritta e il 94% degli utilizzatori gestisce il diabete con maggiore autonomia. Il 58% di chi assume farmaci agonisti del GLP-1 usa anche un Cgm e tuttavia il 55% degli intervistati conosce poco la tecnologia e l’accesso resta diseguale tra le regioni.

In Italia le più recenti raccomandazioni Sid-Amd hanno ampliato l’uso del Ccm nel diabete di tipo 2, includendo, in specifiche condizioni cliniche, anche persone non trattate con insulina.

“Le indicazioni sull’uso del Cgm sono sempre più ampie”, conferma Basilio Pintaudi, diabetologo dell’Ospedale Niguarda di Milano e consigliere nazionale dell’Associazione medici diabetologi, “ma la capacità dei sistemi sanitari regionali di garantire l’accesso non è uniforme. È una questione di equità: beneficiare di una tecnologia non dovrebbe dipendere dal territorio in cui si vive”. Non solo, ma c’è poi da valutare “la consapevolezza degli operatori sanitari. Per usare pienamente il Ccm bisogna saperne interpretare le informazioni. Il Time in Range (il tempo trascorso con la glicemia entro i valori considerati ottimali), per esempio, non è una semplice percentuale: anche variazioni apparentemente contenute possono avere un significato clinico rilevante. Il professionista deve sapere cosa può ricavarne e come usarlo per personalizzare la cura”.

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