In Italia il ricorso all’isterectomia peripartum si è quasi dimezzato in dieci anni, passando da 10,9 a circa 5,7 interventi ogni 10mila parti. È uno dei principali risultati dello studio ItOSS presentato oggi a Roma nel corso dell’INOSS–ItOSS International Meeting sulla salute materna, che ha coinvolto 376 punti nascita, pari al 98% dei nati a livello nazionale. Tra il 2024 e il 2026 sono stati segnalati 384 casi di isterectomia peripartum, intervento salvavita che può rendersi necessario in presenza di una grave emorragia ostetrica. Il tasso è stato di 5,6 interventi ogni 10mila parti, con differenze territoriali: 4,8 al Nord, 5 al Centro e 7,3 al Sud. L’emorragia è risultata l’indicazione nel 90,7% dei casi.
La gravità delle condizioni emerge dagli esiti: il 14% delle donne sottoposte all’intervento ha sviluppato una grave morbosità materna, il 55% è stato ricoverato in terapia intensiva e si sono registrati tre decessi. "La riduzione osservata si inserisce nel quadro del significativo lavoro per la prevenzione, il riconoscimento tempestivo e la gestione appropriata dell’emorragia ostetrica", ha sottolineato Serena Donati, direttrice del reparto Salute della Donna e dell’Età Evolutiva dell’Iss e presidente di INOSS. Lo studio ha analizzato anche la re-laparotomia dopo taglio cesareo: 578 i casi individuati in due anni, pari a un ritorno in sala operatoria ogni 363 cesarei. Tra i fattori di rischio confermati figurano preeclampsia, gravidanza multipla, procreazione medicalmente assistita, anestesia generale ed emorragia post partum.
Sul fronte cardiovascolare sono stati invece segnalati 90 casi di cardiomiopatia in gravidanza, pari a 1,3 casi ogni 10mila parti. Nelle donne con diagnosi effettuata per la prima volta durante la gravidanza, il 42% dei casi è stato complicato da insufficienza cardiaca e il 52% ha richiesto il ricovero in terapia intensiva. Dal convegno è emerso anche il peso della salute mentale. Tra il 2011 e il 2021 ItOSS ha identificato 125 suicidi materni, pari a 2,42 decessi ogni 100mila nati vivi. Circa l’80% si è verificato tra 43 e 365 giorni dopo l’esito della gravidanza, evidenziando la necessità di mantenere l’attenzione sulla salute mentale per tutto il primo anno.