L’esposizione alla luce durante le ore notturne sta emergendo come un potenziale e sottovalutato fattore di rischio cardiovascolare. Sebbene la ricerca abbia già suggerito un legame tra illuminazione notturna e aumento dell’incidenza di malattie cardiache, mancavano finora dati solidi sugli effetti diretti della luce sul rimodellamento cardiaco e sulla funzione miocardica. Un ampio studio di coorte basato sulla UK Biobank colma questa lacuna, mostrando come anche livelli relativamente modesti di illuminazione notturna possano influenzare in modo misurabile la struttura e la performance del cuore.
Lo studio ha coinvolto 11.071 partecipanti che, tra il 2013 e il 2015, hanno indossato per una settimana un accelerometro da polso dotato di sensore luminoso. Tre anni più tardi, gli stessi individui sono stati sottoposti a risonanza magnetica cardiovascolare (CMR), permettendo di correlare l’esposizione notturna alla luce con parametri strutturali e funzionali del cuore. Parallelamente, un’analisi prospettica su 73.286 soggetti ha valutato l’associazione tra luce notturna e incidenza di eventi cardiovascolari maggiori durante un follow-up di 8–10 anni.
I risultati mostrano un quadro coerente e preoccupante. L’esposizione a più di 3 lux durante la notte — un livello compatibile con una stanza non completamente buia — è risultata associata a un rimodellamento concentrico del ventricolo sinistro, con aumento della massa ventricolare e dello spessore parietale. Contestualmente, si osserva un declino subclinico della funzione miocardica, evidenziato da una riduzione della frazione di contrazione e da un peggioramento degli indici di deformazione globale: strain circonferenziale, radiale e longitudinale risultano significativamente compromessi.
Alterazioni sfavorevoli emergono anche a carico del ventricolo destro, con incremento dei volumi telediastolici e telesistolici indicizzati, e dell’atrio sinistro, che mostra un aumento del volume massimo e una riduzione della frazione di eiezione. Tutte queste associazioni seguono un chiaro andamento dose-risposta, suggerendo che ogni incremento dell’esposizione luminosa notturna contribuisce progressivamente al deterioramento della funzione cardiaca.
Un elemento cruciale è il ruolo del sonno: tra il 24% e il 49% degli effetti osservati risulta mediato da una riduzione della durata del riposo notturno. La luce interferisce infatti con i ritmi circadiani, alterando la secrezione di melatonina e disturbando la qualità del sonno, con ripercussioni dirette sul sistema cardiovascolare.
Le implicazioni cliniche diventano ancora più evidenti nell’analisi degli eventi cardiovascolari. I soggetti con elevata esposizione notturna alla luce presentano un rischio aumentato del 29% di sviluppare scompenso cardiaco, del 15% di fibrillazione atriale, del 24% di infarto miocardico, del 33% di ictus e del 26% di mortalità cardiovascolare. Si tratta di incrementi di rischio comparabili a quelli associati a fattori ben consolidati come l’inattività fisica o la dieta non equilibrata.
In sintesi, la luce notturna non è un semplice fastidio ambientale, ma un potenziale agente patogeno in grado di influenzare profondamente la fisiologia cardiaca. Questo studio fornisce un importante contributo alla comprensione dei meccanismi attraverso cui l’esposizione luminosa può aumentare il rischio cardiovascolare, sottolineando l’importanza di dormire in ambienti realmente bui e di preservare una buona igiene del sonno come parte integrante della prevenzione cardiologica.
Eur Heart J. 2026 Sep 9:ehag563. doi: 10.1093/eurheartj/ehag563.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42715935/