Un bambino su 10 è colpito dall’emicrania e per l'Italia la stima complessiva è di oltre 160.000 bambini e 500.000 adolescenti con una prevalenza del 5% a 10 anni, pari a circa uno per classe. La prevalenza è simile nei due sessi fino ai 9-10 anni, dopodiché la forbice si allarga progressivamente a sfavore delle femmine. Sono i dati che emergono dalle casistiche internazionali diffusi dalla Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC) che con la ripresa dell'anno scolastico rimette al centro dell'attenzione clinica un problema sistematicamente sottostimato.
Il carico funzionale dell'emicrania pediatrica durante l'anno scolastico è documentato e rilevante. Massimiliano Valeriani, Direttore della Developmental Neurology Unit dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, quantifica l'impatto: "Quasi tutti i bambini e adolescenti che soffrono di questo disturbo stanno decisamente meglio durante le vacanze estive, mentre peggiorano durante l'anno scolastico. I periodi più critici sono l'inizio della scuola e il ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale."
Un ulteriore elemento rilevante riguarda la presentazione atipica nelle fasce d'età più giovani: "In queste fasce d'età l'attacco emicranico può durare anche meno di 10 minuti — spiega Valeriani — E non dimentichiamo che l'emicrania può colpire anche i più piccoli e manifestarsi con sintomi diversi dal mal di testa, quali le coliche gassose del lattante, il torcicollo parossistico benigno, le vertigini parossistiche benigne, la sindrome del vomito ciclico, i dolori addominali ricorrenti, i cosiddetti dolori di crescita e la cinetosi”.
Il problema clinico centrale, sollevato non è l'assenza di terapie efficaci: è che le terapie più efficaci non possono essere utilizzate in età pediatrica con la stessa sicurezza e tranquillità che si ha per i pazienti adulti, per assenza di sperimentazioni cliniche dedicate. Le terapie disponibili per gli adulti risolvono il 70-80% degli attacchi, ma la loro prescrizione in età pediatrica avviene necessariamente in modalità off-label, sotto la responsabilità dello specialista, con il risultato che probabilmente non vengono impiegate in tutti i casi in cui sarebbero clinicamente utili.
Marina De Tommaso, Ordinario di Neurologia all'Università di Bari e Presidente SISC, descrive la situazione: "È una situazione paradossale perché abbiamo ormai un arsenale terapeutico validissimo sia per curare gli attacchi sia per prevenirli, cioè i gepanti e gli anticorpi monoclonali per via sistemica, la tossina botulinica localmente. Ma non possiamo utilizzarli con la stessa sicurezza e tranquillità che abbiamo per i pazienti adulti, perché mancano le sperimentazioni cliniche specifiche e quindi le direttive chiare su dosi e uso."
Il percorso diagnostico di primo livello passa dal pediatra, che deve possedere competenza nella diagnosi delle cefalee più rappresentate in età pediatrica prima di ricorrere a accertamenti spesso non necessari come visita oculistica o elettroencefalogramma.
De Tommaso richiama infine i principali segnali che richiedono valutazione specialistica urgente: esordio improvviso e violento con raggiungimento della massima intensità in pochi minuti, cefalea notturna o al risveglio, peggioramento progressivo per frequenza e intensità nel corso di settimane o mesi, dolore che compare o peggiora con tosse, starnuti, defecazione o sforzo fisico, età inferiore ai tre anni.