Una singola infusione di cellule staminali ematopoietiche autologhe corrette geneticamente ha mostrato un beneficio clinico duraturo nei pazienti con sindrome di Wiskott-Aldrich. I risultati a lungo termine della terapia genica etuvetidigene autotemcel, sviluppata dall’Istituto San Raffaele-Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. I dati riguardano 27 pazienti, seguiti per almeno 5,7 anni e, in alcuni casi, per oltre 13 anni.
La sindrome di Wiskott-Aldrich è una rara malattia genetica legata al cromosoma X, causata da alterazioni del gene WAS. L’incidenza riportata è di quattro casi per milione di nati vivi, quasi esclusivamente maschi. La malattia si manifesta generalmente nei primi mesi di vita con piastrinopenia, sanguinamenti, infezioni ricorrenti o severe, eczema e manifestazioni autoimmuni o autoinfiammatorie. È associata anche a un aumento del rischio di tumori del sangue. Il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche può essere curativo, ma richiede un donatore compatibile e comporta rischi tra cui infezioni, rigetto, mancato attecchimento e malattia del trapianto contro l’ospite.
La terapia genica sviluppata all’SR-Tiget utilizza le cellule staminali ematopoietiche dello stesso paziente. Le cellule vengono prelevate e corrette in laboratorio attraverso un vettore lentivirale che introduce una copia funzionante del gene WAS. Successivamente vengono reinfuse dopo una preparazione con chemioterapia a intensità ridotta. L’obiettivo è consentire la produzione di cellule del sangue e del sistema immunitario capaci di esprimere la proteina WASP.
La pubblicazione integra i risultati di due studi clinici prospettici e di un programma di accesso allargato. L’età mediana dei 27 pazienti al momento del trattamento era di 2,6 anni. La sopravvivenza è risultata del 96% a uno e cinque anni. Dopo il trattamento sono diminuite in modo marcato le infezioni gravi e i sanguinamenti moderati o severi, con un beneficio mantenuto nel tempo.
È stato inoltre osservato un attecchimento stabile delle cellule geneticamente corrette, con progressivo ripristino dell’espressione della proteina WASP e miglioramento della funzione immunitaria. All’ultimo controllo tutti i pazienti avevano sospeso la terapia sostitutiva con immunoglobuline. A tre anni dal trattamento tutti avevano smesso di vivere in ambiente protetto, oltre l’80% frequentava la scuola o l’asilo e circa la metà praticava attività sportiva. Nessuno degli eventi avversi osservati è stato attribuito al prodotto di terapia genica e non sono emerse evidenze di oncogenesi.
«Questi risultati rappresentano una tappa importante nella storia della terapia genica per la sindrome di Wiskott-Aldrich. Il follow-up a lungo termine ci mostra che una singola infusione di cellule staminali ematopoietiche corrette geneticamente può tradursi in un beneficio clinico stabile», afferma Francesca Ferrua, pediatra dell’Unità di Immunoematologia Pediatrica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e dell’Unità Clinica dell’SR-Tiget e prima autrice del lavoro.
Il percorso di sviluppo è iniziato oltre vent’anni fa all’SR-Tiget. Tra dicembre 2025 e gennaio 2026 etuvetidigene autotemcel, con il nome Waskyra, ha ottenuto l’approvazione negli Stati Uniti e nell’Unione europea. La terapia è stata sviluppata con il contributo di GlaxoSmithKline e Orchard Therapeutics e successivamente riacquisita e portata all’approvazione da Fondazione Telethon, che ne è attualmente titolare nell’ambito di un modello non profit.