Gli aneurismi cerebrali, causa di uno degli ictus più devastanti e cioè l'emorragia subaracnoidea aneurismatica, restano oggi privi di qualunque opzione terapeutica farmacologica: l'unica gestione possibile è l'osservazione oppure l'intervento chirurgico o endovascolare, entrambi gravati da rischi non trascurabili.
Un nuovo atlante cellulare pubblicato su Nature Neuroscience, costruito profilando oltre 227.000 cellule neurovascolari umane, tra cui quasi 53.000 cellule aneurismatiche provenienti da 14 aneurismi cerebrali dell'adulto e 11 vasi di controllo, offre ora per la prima volta una mappa dettagliata dei cambiamenti cellulari che accompagnano la progressione della malattia, dalla formazione fino alla rottura.
Combinando sequenziamento a singola cellula e trascrittomica spaziale, gli autori hanno ricostruito il rimodellamento patologico della parete vascolare e identificato un pattern coerente. Con la progressione della malattia si perdono le cellule muscolari lisce, che normalmente sostengono strutturalmente l'arteria, e al loro posto compaiono fibroblasti perivascolari attivati, positivi per POSTN, che esprimono numerosi geni collegati al rischio genetico di aneurisma.
Questi fibroblasti attivano programmi genici legati al rimodellamento della matrice extracellulare e condividono caratteristiche molecolari con transizioni fibroblastiche già osservate in altre malattie immuno-mediate. Secondo gli autori, sostituendo le cellule muscolari lisce contrattili, i fibroblasti perivascolari potrebbero spostare la meccanica della parete aneurismatica verso un carico dominato dal collagene: una parete più rigida, meno elastica e meno capace di reggere lo stress emodinamico.
Un secondo elemento cellulare individuato è una popolazione specifica di macrofagi, positivi per ACP5, praticamente assenti nella vascolatura cerebrale sana e in altre malattie cerebrovascolari come le malformazioni artero-venose. Nel confronto con una coorte esterna di aneurismi rotti e non rotti, questi macrofagi risultano significativamente arricchiti negli aneurismi rotti, in parallelo a una marcata deplezione di cellule muscolari lisce.
Il dato è stato confermato con immunocolorazione su una coorte indipendente di arterie cerebrali medie non aneurismatiche e di aneurismi rotti e non rotti: il numero di cellule TRAcP-positive cresce in modo significativo con l'avanzare della malattia, raggiungendo il picco proprio negli aneurismi rotti. Attraverso un'analisi di pseudotempo, che ordina i campioni lungo un continuum di gravità definito a livello molecolare, i ricercatori hanno ricostruito la sequenza temporale degli eventi: i fibroblasti perivascolari POSTN-positivi compaiono precocemente, in associazione agli aneurismi ancora non rotti; i macrofagi ACP5+/CD68+ si accumulano più tardivamente, in coincidenza con la rottura e le cellule muscolari lisce si riducono progressivamente lungo tutta la malattia.
Nonostante alcuni limiti dello studio individuati dagli stessi autori, questo atlante può rappresentare un salto sostanziale nella comprensione meccanicistica di una patologia che oggi non dispone di alcun bersaglio farmacologico. Fibroblasti perivascolari attivati e macrofagi ACP5-positivi si candidano così a diventare i primi target concreti per future terapie mirate a prevenire la progressione verso la rottura aneurismatica.