Nel 2025 l'età media al parto delle donne in Italia raggiunge i 33,4 anni, mentre i nuovi nati scendono a 353.240 rispetto ai 370.577 dell'anno precedente. È il quadro che emerge dal Rapporto sull'evento nascita in Italia, basato sui dati del Certificato di assistenza al parto (CeDAP) 2025, pubblicato dal Ministero della Salute. Il report evidenzia come l'età media delle madri italiane sia aumentata di un ulteriore decimo di anno rispetto al 2024 (33,3 anni), mentre per le cittadine straniere si attesta a 31,4 anni. Anche l'età al primo figlio continua a crescere: 32,5 anni per le italiane e 29,4 per le straniere. Parallelamente prosegue la riduzione della fecondità, con una media di 1,14 figli per donna, in calo rispetto all'1,35 registrato nel 2015. La Sardegna si conferma la regione con il tasso di fecondità più basso (0,8 figli per donna), mentre il Trentino-Alto Adige mantiene il valore più elevato (1,4).
Sul fronte dell'assistenza, aumenta la quota di parti che avvengono negli ospedali pubblici o equiparati, passata dal 90,7% del 2024 al 91,3% nel 2025. Le case di cura private rappresentano l'8,5% dei parti, mentre le nascite a domicilio o in altre strutture restano marginali (0,11%). Tuttavia, circa un parto su dieci continua a svolgersi in punti nascita con meno di 500 parti l'anno, strutture considerate meno sicure dagli standard organizzativi. Il rapporto conferma anche un miglioramento nel monitoraggio della gravidanza. Nel 93,8% dei casi le donne effettuano più di quattro visite ostetriche e nel 76,9% delle gravidanze vengono eseguite almeno tre ecografie. L'amniocentesi interessa in media 1,7 gravidanze ogni 100 parti, mentre cresce il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, utilizzata in 4,6 gravidanze su cento. Resta invece elevato il ricorso al parto cesareo. Nel 2025 il 29,8% delle nascite è avvenuto con questa modalità, una quota che il Ministero continua a giudicare eccessiva, pur evidenziando un trend di graduale diminuzione in linea con le indicazioni nazionali per favorire il parto naturale quando possibile. Le differenze territoriali restano marcate: la Campania registra il valore più alto, con il 43,7% dei parti cesarei, seguita da Sicilia e Sardegna (39%), Lazio (37%) e Calabria (34,8%). All'estremo opposto si colloca la Toscana, dove il ricorso al cesareo si ferma al 16%. La procedura è inoltre molto più frequente nelle strutture private accreditate (45%) rispetto agli ospedali pubblici (28%).
Tra gli altri dati emerge che il 20,7% delle partorienti è di cittadinanza straniera. Dal punto di vista socio-demografico, il 40,7% delle madri possiede un livello di istruzione medio-alto e il 66% ha un'occupazione lavorativa. Nel 94,7% dei parti vaginali la donna è accompagnata dal padre del bambino al momento della nascita. Per quanto riguarda i neonati, lo 0,8% nasce con un peso inferiore ai 1.500 grammi e il 6% pesa tra 1.500 e 2.500 grammi. Nel 2025 sono stati registrati 784 nati morti, pari a un tasso di natimortalità di 2,2 ogni mille nati, e 3.151 casi di malformazioni diagnosticate alla nascita. Il rapporto segnala infine che dal 2026 entrerà pienamente a regime il nuovo Certificato di assistenza al parto, aggiornato con il decreto ministeriale del 5 maggio 2025. La revisione amplia le informazioni raccolte sui fattori di rischio materno-infantili e introduce nuovi indicatori relativi alla gestione del travaglio e del parto, al contatto pelle a pelle, al rooming-in e all'allattamento al seno, con l'obiettivo di rafforzare il monitoraggio della qualità dell'assistenza nel percorso nascita.