Le visite specialistiche erogate in telemedicina riducono del 44% i tempi di attesa tra l'invio del medico di medicina generale e il primo appuntamento con lo specialista. Tuttavia, questo beneficio non è distribuito in modo uniforme: i pazienti appartenenti ai gruppi più vulnerabili ne traggono un vantaggio molto più limitato, evidenziando un potenziale aumento delle disuguaglianze nell'accesso alle cure. Il risultato suggerisce che l'efficienza organizzativa della telemedicina, se valutata esclusivamente sulla riduzione dei tempi di attesa, potrebbe nascondere differenze importanti nell'accesso ai servizi.
Il diabete di tipo 2 rappresenta una delle principali sfide di salute pubblica a livello globale, sebbene la maggior parte dei pazienti venga seguita nell'ambito delle cure primarie, i casi più complessi o con scarso controllo metabolico richiedono una valutazione specialistica tempestiva. La malattia, inoltre, interessa con maggiore frequenza le persone che vivono in condizioni di svantaggio socioeconomico e alcune minoranze etniche, rendendo particolarmente importante garantire un accesso equo ai servizi specialistici.
La pandemia ha accelerato l'adozione della telemedicina e di modelli ibridi per migliorare l'organizzazione dei servizi, ridurre gli spostamenti e contenere i tempi di attesa. Lo studio, pubblicato su NPJ Health Systems, ha analizzato se questi vantaggi fossero distribuiti in modo uniforme tra i diversi gruppi della popolazione.
Per rispondere a questo quesito, un'équipe di ricercatori ha analizzato i dati di 12.474 primi appuntamenti specialistici nel nord-ovest di Londra, in un arco temporale compreso tra il 2021 e il 2024. Sono stati confrontati i tempi intercorrenti tra l'invio del medico e il primo appuntamento specialistico nelle visite in presenza e in quelle erogate in telemedicina (telefoniche o in videocollegamento).
I risultati mostrano che, a livello generale, l'appuntamento virtuale garantisce un'attesa inferiore di 16 giorni rispetto alla modalità classica, con una mediana di 20 giorni contro i 36 della presenza. Nel periodo analizzato il divario si è progressivamente ampliato: tra il 2021 e il 2024 il tempo di attesa per una visita virtuale è diminuito da 35 a 8 giorni, mentre quello per una visita in presenza è aumentato da 28 a 42 giorni.
Il dato critico da un punto di vista sociale è che questa differenza ha interessato soprattutto i gruppi sociali più abbienti. In questi gruppi la riduzione media dei tempi di attesa si è attestata fra i 22 e i 26 giorni, mentre i residenti nelle aree a maggiore deprivazione socioeconomica hanno registrato differenze minime e non statisticamente significative.
In conclusione, lo studio evidenzia che, se la digitalizzazione dei servizi non è accompagnata da interventi mirati a garantire l'accessibilità, può trasformarsi in un ulteriore ostacolo per chi vive condizioni di svantaggio socioeconomico o possiede competenze digitali limitate, contribuendo ad ampliare le disuguaglianze nell'accesso alle cure. Per ridurre queste diseguaglianze, gli autori suggeriscono alcuni interventi concreti. Già dalla richiesta di visita specialistica, il medico di medicina generale potrebbe segnalare eventuali esigenze specifiche del paziente, come preferenze linguistiche, disabilità o difficoltà nell'utilizzo degli strumenti digitali.
Allo stesso tempo, i servizi specialistici dovrebbero monitorare i tempi di accesso nei diversi gruppi di popolazione e prevedere interventi di supporto per chi rischia di essere escluso dai percorsi digitali. Il futuro dell'assistenza digitale non si misurerà soltanto nella capacità di ridurre le attese, ma nella capacità di ridurre le distanze tra i pazienti e le cure di cui hanno bisogno.