L’impiego di farmaci antipsicotici in età pediatrica e adolescenziale è in costante aumento a livello globale, alimentando preoccupazioni riguardo alla comparsa di diabete mellito di tipo 2 (T2D) indotto dal trattamento. Le evidenze disponibili hanno segnalato un incremento del rischio, ma si sono basate prevalentemente su confronti tra individui diversi, esposti a inevitabili fattori confondenti non misurati, e non hanno descritto in modo accurato l’andamento temporale del rischio attorno all’inizio della terapia.
In questo contesto si inserisce uno studio di coorte condotto nei Paesi Bassi, con l’obiettivo di definire la prevalenza annuale di T2D trattato farmacologicamente nei cinque anni precedenti e successivi all’inizio di una terapia antipsicotica in giovani di età compresa tra 0 e 19 anni. L’analisi ha utilizzato registri sanitari nazionali dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2022, con elaborazione dei dati avviata nel febbraio 2025. Grazie a un disegno di event study basato su modelli a effetti fissi, lo studio ha controllato tutti i fattori confondenti stabili e specifici della persona, superando i limiti dei tradizionali confronti tra soggetti diversi.
L’esposizione considerata era l’inizio della terapia antipsicotica, definito come la prima dispensazione registrata. L’esito primario era la prevalenza annuale di T2D trattato farmacologicamente, identificato tramite almeno una dispensazione di un farmaco ipoglicemizzante non insulinico nell’anno di riferimento. Le differenze di rischio annuali (RD) e le variazioni relative del rischio sono state calcolate utilizzando come riferimento l’anno precedente l’inizio della terapia.
Il campione comprendeva 89.991 giovani che avevano ricevuto almeno una prescrizione antipsicotica nel periodo considerato, con un’età mediana di 13,6 anni (IQR 9,8-16,7) e una prevalenza maschile del 62%. Prima dell’inizio del trattamento, la prevalenza di T2D trattato risultava stabile; dopo l’avvio della terapia, invece, si osservava un incremento significativo e progressivo. La differenza di rischio passava da 2,47 casi per 10.000 utenti (IC 95% 1,09-3,86) nell’anno di inizio a 9,02 per 10.000 (IC 95% 5,99-12,06) al quinto anno.
Il rischio risultava più elevato nelle femmine, che a cinque anni dall’inizio della terapia mostravano un eccesso assoluto di 16,48 casi per 10.000 utenti (IC 95% 8,95-24,00), rispetto ai 5,50 per 10.000 (IC 95% 2,57-8,43) osservati nei maschi. Anche l’età influiva sul rischio: gli adolescenti tra 13 e 19 anni presentavano un incremento più marcato rispetto ai bambini tra 7 e 12 anni (RD a cinque anni 14,09 vs 5,47 per 10.000 utenti). I giovani con uso ricorrente di antipsicotici mostravano un rischio progressivamente crescente (RD 10,17 per 10.000 utenti; IC 95% 6,47-13,87), ma un aumento del rischio persisteva anche tra coloro che avevano assunto antipsicotici solo nell’anno di inizio.
Nel complesso, lo studio evidenzia che l’avvio di una terapia antipsicotica in età evolutiva è associato a un incremento rapido e sostenuto del rischio di T2D trattato farmacologicamente, indipendente da fattori individuali invarianti nel tempo. I risultati suggeriscono che anche un’esposizione breve può determinare una vulnerabilità metabolica persistente, sottolineando l’importanza di un monitoraggio metabolico sistematico e di strategie preventive sin dall’inizio del trattamento antipsicotico.
JAMA Netw Open. 2026 Jul 1;9(7):e2625377. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2026.25377.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42507442/