Pubblicati su The Lancet i risultati degli studi di fase 3b MUSETTE e GAVOTTE, che hanno valutato l'efficacia e la sicurezza di dosi elevate di ocrelizumab nei pazienti con sclerosi multipla recidivante (RMS) e sclerosi multipla progressiva primaria (PPMS). I dati mostrano che l'aumento della dose rispetto al regime standard approvato da 600 mg non determina un miglioramento significativo della progressione della disabilità.
Ocrelizumab è un anticorpo monoclonale anti-CD20 già approvato per il trattamento delle forme recidivanti e progressive primarie della malattia. L'ipotesi alla base degli studi nasceva da precedenti analisi che avevano suggerito una possibile associazione tra una maggiore esposizione al farmaco, una più profonda deplezione dei linfociti B e una minore progressione della disabilità.
Lo studio MUSETTE ha coinvolto 860 pazienti con sclerosi multipla recidivante in 122 centri di 21 Paesi, mentre GAVOTTE ha arruolato 753 pazienti con forma progressiva primaria in 149 centri di 22 Paesi. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere il dosaggio standard di 600 mg oppure una dose adattata al peso corporeo pari a 1.200 mg nei soggetti sotto i 75 chilogrammi e a 1.800 mg in quelli con peso uguale o superiore a 75 chilogrammi.
L'endpoint primario era il tempo alla progressione confermata della disabilità a 12 settimane, valutata attraverso una misura composita che includeva Expanded Disability Status Scale, Timed 25-Foot Walk Test e 9-Hole Peg Test.
Nello studio MUSETTE la progressione confermata della disabilità è stata osservata nel 34% dei pazienti trattati con alte dosi rispetto al 37% del gruppo che ha ricevuto il dosaggio standard, senza differenze statisticamente significative. Analogamente, nello studio GAVOTTE la progressione è stata registrata nel 47% dei pazienti trattati con alte dosi e nel 49% di quelli trattati con 600 mg.
Anche il profilo di sicurezza è risultato sostanzialmente sovrapponibile tra i gruppi di trattamento. Nei due studi, frequenza degli eventi avversi, eventi avversi gravi e decessi non ha mostrato differenze rilevanti tra il regime standard e quello ad alto dosaggio.
Secondo gli autori, i risultati indicano che un aumento della dose di ocrelizumab non si traduce in un beneficio clinico aggiuntivo sulla progressione della disabilità né nelle forme recidivanti né in quelle progressive primarie della sclerosi multipla. I dati supportano quindi il mantenimento del dosaggio standard attualmente approvato come riferimento terapeutico per entrambe le popolazioni di pazienti.
Fonte:
Hauser SL et al. Efficacy and safety of a bodyweight-adjusted higher dose of ocrelizumab in relapsing (MUSETTE) and primary progressive (GAVOTTE) multiple sclerosis. The Lancet, 2026.