La presenza di due o più Frontal Release Signs in soggetti anziani con funzioni cognitive intatte si associa a un rischio significativamente aumentato di progressione a demenza.
I Frontal Release Signs (FRS) sono segni neurologici primitivi che regrediscono con la maturazione cerebrale e ricompaiono in presenza di danno cerebrale o neurodegenerazione. Nonostante la loro associazione con la demenza conclamata sia nota, il loro valore prognostico nelle fasi più precoci del declino cognitivo non è del tutto chiaro.
Lo studio di coorte, pubblicato su JAMA Network Open, ha analizzato i dati longitudinali dell'UK ADRC includendo 873 partecipanti di età pari o superiore a 70 anni (età media 76,9 anni; 60,4% donne) con cognizione intatta o lieve compromissione cognitiva alla valutazione basale, e con almeno due valutazioni annuali complete comprendenti l'esame neurologico standardizzato con assessment dei riflessi di liberazione frontale. I partecipanti sono stati classificati come FRS-positivi in presenza di almeno 2 riflessi di liberazione frontale, e FRS-negativi in presenza di 0 o 1 riflesso. I modelli statistici utilizzati servivano a stimare il rischio di transizione a demenza e modelli lineari misti per valutare la traiettoria delle performance cognitive nel tempo.
La prevalenza di questi riflessi al basale era dell'8,8% nei soggetti con cognizione intatta (59/672) e del 23,9% in quelli con lieve compromissione cognitiva (48/201), una differenza già di per sé significativa, che suggerisce come la loro presenza si accumuli progressivamente lungo il continuum del declino cognitivo.
Il dato principale riguarda i soggetti con cognizione inizialmente intatta: in questo gruppo, il 25,4% dei partecipanti FRS-positivi (15/59) è progredito a demenza durante il follow-up, contro il 14,5% dei FRS-negativi (89/613), con un hazard ratio di 1,78. L'associazione è risultata statisticamente significativa e clinicamente rilevante anche dopo aggiustamento per le variabili confondenti. I modelli hanno inoltre evidenziato un'associazione tra questi segni neurologici e il peggioramento delle performance cognitive nel tempo, rafforzando un possibile legame tra questi riflessi e la neurodegenerazione.
Va sottolineato che lo studio presenta alcune limitazioni intrinseche: si tratta di dati monocentrici provenienti da una sola coorte di ricerca. Studi multicentrici con campioni più eterogenei saranno necessari per confermarne i dati e per chiarire i meccanismi che collegano questi riflessi alla neurodegenerazione.
In definitiva, i risultati di questo studio di coorte suggeriscono che l'esame dei Frontal Release Signs nella popolazione anziana è un valido strumento per potenziare la rilevazione precoce di un imminente declino cognitivo. Pur non soppiantando i test neuropsicologici o l'uso di biomarcatori diagnostici, questi riflessi possono servire come test aggiuntivi per accresce il sospetto di un imminente declino cognitivo.
Per i medici coinvolti nelle valutazioni cognitive nell'anziano, il messaggio dello studio è chiarp: gli FRS sono non invasivi e facili da valutare e tradizionalmente sono stati considerati parte di un esame neurologico standard, privi di costi aggiuntivi e non richiedono strumentazione. La loro sistematica inclusione nell'esame neurologico di routine nei soggetti anziani, con o senza sospetto di declino cognitivo, potrebbe aggiungere valore prognostico aggiuntivo rispetto ai soli strumenti di screening cognitivo standardizzati. Gli autori non propongono di sostituire con i FRS le valutazioni neuropsicologiche o i biomarker diagnostici, ma di utilizzarli come strumento complementare: nei pazienti cognitivamente normali che ne mostrano due o più, i clinici potrebbero considerare un follow-up longitudinale più ravvicinato e una maggiore attenzione alle possibili variazioni cognitive nel tempo.