La vittoria di Alexander Zverev al Roland Garros offre un'occasione di alto impatto mediatico per riportare all'attenzione un tema ancora sottovalutato nella pratica: la distanza tra ciò che oggi la malattia consente di fare e la percezione che di questa condizione hanno ancora molti pazienti, familiari e, talvolta, gli stessi operatori sanitari. Il successo di un atleta professionista che gestisce il diabete di tipo 1 sotto stress metabolico estremo, con le tecnologie attualmente disponibili, è la dimostrazione applicata di ciò che la letteratura già documenta: il diabete ben controllato non è una controindicazione allo sport, nemmeno ad alto livello.
Per la Federazione delle Società Diabetologiche Italiane FeSDI (AMD-SID), questa vittoria rappresenta quindi molto più di un successo sportivo: è la dimostrazione che il diabete non costituisce un ostacolo alla realizzazione delle proprie aspirazioni, anche agonistiche. È un esempio che parla a tutte le persone con diabete, e in particolare ai più giovani e a chi ha appena ricevuto la diagnosi. Troppo spesso, infatti, sul rapporto tra diabete e sport pesa ancora il pregiudizio che chi convive con questa condizione debba rinunciare all'attività fisica, e a maggior ragione all'agonismo. La realtà, oggi, racconta l'esatto contrario.
Nella relazione terapeutica, episodi di questo tipo rappresentano uno strumento narrativo efficace per contrastare le credenze disfunzionali ancora diffuse riguardo all'incompatibilità tra diabete e attività fisica.
Per Salvatore De Cosmo, Presidente FeSDI e AMD questo “È un messaggio importante soprattutto per i più giovani e per chi ha appena scoperto di avere il diabete. Con la giusta gestione, nessun traguardo è precluso. Campioni di questo livello diventano punti di riferimento preziosi, e storie come quella di ieri aiutano a superare i pregiudizi che purtroppo, ancora oggi, caratterizzano talvolta il binomio diabete e sport: è il caso della mancata ammissione degli atleti con diabete nei Gruppi sportivi militari, che FeSDI sta cercando di superare in dialogo con il legislatore”.
Raffaella Buzzetti, Presidente SID, ha sottolineato come le attuali opzioni terapeutiche e tecnologiche, dai sistemi di monitoraggio continuo del glucosio alle terapie insuliniche avanzate, rendano la pratica sportiva sicura e gestibile: “La vittoria di Zverev è un messaggio prezioso per tutte le persone con diabete. Lo sport si può praticare in piena sicurezza, come dimostrano i tanti campioni olimpici e mondiali che convivono con questa patologia. E l'attività fisica non è soltanto compatibile con il diabete, ma è una valida alleata per la sua corretta gestione”.
FeSDI ha ribadito l'impegno a risolvere una criticità normativa ancora irrisolta: l'esclusione degli atleti con diabete dai Gruppi sportivi militari. La Federazione è attualmente in interlocuzione con il legislatore per modificare questa disposizione, che rappresenta un ostacolo concreto all'equità di accesso all'agonismo istituzionale per i pazienti con questa diagnosi.
La figura del paziente esperto ad alto profilo pubblico può rafforzare l'alleanza terapeutica e migliorare l'aderenza, specialmente nei pazienti più giovani.
Giulio Gaetani, schermidore della nazionale italiana e Ambassador FeSDI, portatore di DM1 dall'età di 2 anni, ha aggiunto una prospettiva rilevante per il counseling: "Con le terapie e gli strumenti di oggi, l'unico limite è quello che scegliamo di darci".