L’evidenza accumulata negli ultimi anni suggerisce che mantenere concentrazioni sieriche di 25 idrossivitamina D pari o superiori a 40 ng/mL, rispetto a livelli compresi tra 20 e 30 ng/mL, possa ridurre il rischio di sviluppare diabete negli adulti con prediabete. Rimane tuttavia irrisolta una domanda cruciale: esiste un sottogruppo geneticamente definito che trae un beneficio maggiore dal raggiungimento di livelli più elevati di 25(OH)D tramite supplementazione con vitamina D3?
Questo studio di associazione genetica ha valutato il ruolo di tre comuni polimorfismi del recettore della vitamina D (VDR)—ApaI, BsmI e FokI—nell’influenzare l’effetto della supplementazione con 4000 UI/die di vitamina D3 sul rischio di diabete in adulti con prediabete. L’analisi è stata condotta su 2098 partecipanti del trial Vitamin D and Type 2 Diabetes (D2d), per i quali erano disponibili sia i livelli intratrial di 25(OH)D sia il genotipo VDR. Il D2d è stato svolto dal 1° ottobre 2013 al 28 novembre 2018; le analisi statistiche si sono estese dal 3 gennaio al 30 novembre 2025.
I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere 4000 UI/die di vitamina D3 oppure placebo per una durata mediana di 2,5 anni (intervallo interquartile 1,8–3,5 anni). Nella fase di scoperta, condotta su 1903 individui con dati completi, è stato esaminato il rischio di diabete in relazione ai diversi livelli medi intratrial di 25(OH)D e ai polimorfismi VDR. Successivamente, nella fase di test, l’analisi si è concentrata sull’effetto della supplementazione di vitamina D3 sull’incidenza di diabete in funzione dei genotipi ApaI, includendo tutti i 2098 partecipanti.
Nella fase di test, l’età media era di 60,2 anni (DS 9,9) e il 55,7% dei partecipanti erano uomini (n = 1169). Tra i 618 individui portatori dell’allele ApaI AA, la supplementazione con vitamina D3 non ha prodotto alcuna riduzione del rischio di diabete (hazard ratio 1,02; IC 95% 0,72–1,44), anche dopo aggiustamento per centro di studio, razza ed etnia, sesso, età basale, indice di massa corporea, attività fisica abituale, uso di statine e variazione ponderale durante il trial. Al contrario, nei 1480 partecipanti con genotipi ApaI AC o CC, la vitamina D3 ha determinato una riduzione del 19% del rischio di diabete (hazard ratio 0,81; IC 95% 0,66–0,99).
Nel complesso, questo studio suggerisce che la riduzione del rischio di diabete ottenuta con 4000 UI/die di vitamina D3 negli adulti con prediabete sia limitata ai portatori degli alleli AC e CC del polimorfismo ApaI. I risultati supportano l’ipotesi che il genotipaggio ApaI possa contribuire a identificare gli individui più suscettibili di beneficiare di un trattamento con vitamina D3 ad alto dosaggio per la prevenzione del diabete.
JAMA Netw Open. 2026 Apr 1;9(4):e267332. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2026.7332.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42024385/