La Società Italiana di Neurologia (SIN) indica prevenzione e sviluppo di nuove terapie come assi centrali nella gestione del Parkinson, in occasione della Giornata mondiale dell’11 aprile 2026.
Il Parkinson è la seconda causa di disabilità motoria nell’adulto dopo l’ictus. L’incidenza è in aumento e l’impatto su qualità di vita e sistemi sanitari è destinato a crescere. La malattia è il risultato dell’interazione tra fattori genetici, esposizioni ambientali e stili di vita.
“Oggi sappiamo che il Parkinson non è una malattia inevitabile né esclusivamente genetica”, afferma Mario Zappia, presidente SIN. “Molti fattori che ne influenzano lo sviluppo sono potenzialmente modificabili”.
Tra i fattori di rischio indicati rientrano età, varianti genetiche, esposizioni a pesticidi, solventi e inquinamento, traumi cranici e condizioni metaboliche come diabete, ipertensione e sindrome metabolica. Queste condizioni sono associate a un rischio maggiore e a forme clinicamente più severe. Viene inoltre richiamato il ruolo dell’infiammazione cronica e dell’asse intestino-cervello.
Sul piano clinico, la SIN segnala alcuni ambiti di intervento. L’attività fisica regolare è associata a un effetto protettivo. Un’alimentazione ispirata alla dieta mediterranea e una buona qualità del sonno risultano correlate a un rischio più basso e a un decorso più favorevole.
Parallelamente, la ricerca è in corso su più fronti. Sono circa 200 gli studi clinici interventistici attivi a livello globale. Tra gli approcci in sviluppo figurano anticorpi monoclonali diretti contro l’alfa-sinucleina, farmaci mirati a specifici target molecolari come LRRK2 e terapie cellulari.
“Non siamo ancora di fronte a una cura definitiva, ma oggi disponiamo di strategie per rallentare l’evoluzione della malattia”, conclude Zappia. “In attesa di terapie risolutive, la prevenzione resta uno strumento centrale”.