La 43ª edizione del Congresso “Conoscere e Curare il Cuore”, tenuta a Firenze, ha evidenziato un cambio di paradigma nella cardiologia, con un crescente focus su prevenzione, intelligenza artificiale e medicina di precisione.
Il filo conduttore emerso dai lavori è il passaggio da un modello centrato sull’ischemia a uno orientato alla placca aterosclerotica come malattia da intercettare precocemente, prima che diventi clinicamente rilevante.
La 43ª edizione ha registrato anche un consolidamento della dimensione internazionale del congresso. Sono stati assegnati il “Conoscere e Curare il Cuore Award” a James Muller, Premio Nobel per la Pace 1985 e docente alla Harvard Medical School, e il premio “Cuore e Salute Franco Fontanini” a Luciano Onder per l’attività di divulgazione medico-scientifica.
Un tema centrale ha riguardato la malattia renale cronica. Circa una persona su dieci presenta disfunzione renale. Nei pazienti con MRC, la principale causa di morte è rappresentata dagli eventi cardiovascolari. Il congresso ha sottolineato la necessità di una diagnosi precoce, con utilizzo routinario della microalbuminuria. Le terapie nefroprotettive, inclusi gli inibitori SGLT2, hanno modificato le prospettive cliniche.
L’inquadramento clinico resta il primo passaggio diagnostico. Anamnesi, esame obiettivo e riconoscimento degli equivalenti anginosi consentono di definire la probabilità pre-test.
Nei diversi setting, il percorso si differenzia: in pronto soccorso ECG a 12 derivazioni e troponina ad alta sensibilità guidano il triage; nei pazienti stabili si ricorre a imaging non invasivo e follow-up.
L’intelligenza artificiale può supportare questo processo traducendo la complessità clinica in stime quantitative di rischio. Nei pazienti con dolore toracico consente di identificare soggetti a basso rischio e ridurre la variabilità decisionale. I modelli integrano anche variabili non convenzionali, come pattern temporali del dolore e accessi precedenti.
La sua applicazione richiede però validazione esterna e studi prospettici per dimostrarne l’impatto reale.
La tomografia computerizzata coronarica evolve verso la valutazione della biologia della placca. L’intelligenza artificiale consente l’analisi automatizzata di caratteristiche come composizione e vulnerabilità.
Tra i biomarcatori emergenti, il grasso pericoronarico e il Fat Attenuation Index si confermano indicatori di infiammazione vascolare, con capacità predittiva indipendente dalla stenosi.
Lo scompenso a frazione di eiezione preservata rappresenta circa il 50% dei ricoveri ed è spesso sottodiagnosticato. La diagnosi richiede un approccio strutturato e, nei casi dubbi, test funzionali.
Sul piano terapeutico, gli inibitori SGLT2 mostrano benefici sugli endpoint clinici lungo tutto lo spettro dello scompenso. La definizione universale del 2021 consente di avviare il trattamento anche senza una valutazione immediata della frazione di eiezione.
La mortalità resta compresa tra il 30% e il 60%. L’approccio attuale punta sulla fenotipizzazione precoce tramite modelli di machine learning, che identificano sottogruppi con caratteristiche cliniche diverse e guidano strategie terapeutiche più mirate.
I farmaci incretino-mimetici, come semaglutide e tirzepatide, mostrano benefici cardiovascolari nei pazienti obesi. I risultati disponibili indicano una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori e un miglioramento dei parametri metabolici, mediato da effetti su pressione arteriosa, controllo glicemico e infiammazione.
Gli inibitori orali di PCSK9, ancora in sviluppo, potrebbero ampliare l’accesso alle terapie ipolipemizzanti, superando i limiti legati alla somministrazione iniettiva.
Il rischio residuo di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale resta significativo. La prevenzione secondaria richiede un approccio integrato. La modifica della terapia anticoagulante o l’aggiunta di antiaggreganti non ha dimostrato beneficio sugli outcome.
Le linee guida ESC 2025 introducono un modello basato su team multidisciplinare, classificazione del rischio e percorsi dedicati. Viene ribadito il divieto di utilizzo di alcune classi farmacologiche, tra cui DOAC, ACE-inibitori, ARB, ARNI e SGLT2-inibitori.
Nei pazienti a basso rischio, programmi personalizzati di esercizio fisico risultano sicuri e migliorano la qualità di vita. La valutazione deve includere test funzionali e monitoraggio aritmico.
I pacemaker leadless superano i 200.000 impianti a livello globale e mostrano una riduzione significativa delle complicanze e delle infezioni rispetto ai sistemi tradizionali. Restano aperte alcune criticità, tra cui la gestione a lungo termine e la sincronizzazione nei sistemi bicamerali.