Tre farmaci già in uso nella pratica clinica quotidiana — il vaccino contro l'herpes zoster (Zostavax), il sildenafil (Viagra) e il riluzolo (farmaco approvato per la SLA) — si candidano a nuovi strumenti nella lotta contro l'Alzheimer. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Alzheimer's Research and Therapy, che ha cercato quali, tra 80 farmaci già approvati, potesse essere riposizionato in ambito neurologico.
Il gruppo internazionale di 21 specialisti in demenza provenienti da università, ospedali e dall'industria farmaceutica ha valutato 80 farmaci esistenti con l'obiettivo di identificare quelli più promettenti per il trattamento o la prevenzione dell'Alzheimer, che rappresenta oltre la metà di tutte le diagnosi di demenza. Dopo più cicli di revisione, il panel ha concordato su tre candidati prioritari, selezionati in base alla capacità di agire su processi biologici coinvolti nell'Alzheimer, ai risultati incoraggianti in modelli cellulari e animali, e al profilo di sicurezza favorevole nella popolazione anziana.
Il vaccino anti-herpes zoster si è dimostrato il candidato più promettente con alcuni studi che hanno dimostrato che chi ha ricevuto il vaccino aveva circa il 16% di probabilità in meno di sviluppare demenza. Il razionale biologico si fonda sul ruolo dell'immunità nella patogenesi dell'Alzheimer: i cambiamenti del sistema immunitario sono noti per svolgere un ruolo nell'Alzheimer e il vaccino potrebbe contrastare alcune modificazioni dannose. Il profilo pratico è favorevole: due sole dosi e una sicurezza ben documentata.
La ricerca indica che il Viagra potrebbe proteggere le cellule nervose e ridurre l'accumulo di tau, la proteina che si accumula in modo anomalo nell'Alzheimer. In studi su topi, il sildenafil ha migliorato le performance cognitive e mnemoniche, presumibilmente aumentando il flusso sanguigno cerebrale. Vale la pena ricordare che un primo segnale in questa direzione era già emerso nel 2021, quando uno studio su database clinici aveva identificato il Viagra come potenziale candidato neuroprotettivo.
Il riluzolo, attualmente prescritto per la SLA, ha migliorato le performance cognitive e ridotto i livelli di tau in studi animali. Il possibile meccanismo d'azione apre ipotesi interessanti sul suo possibile effetto neuroprotettivo anche in un contesto neurodegenerativo diverso dalla malattia del motoneurone.
Cinque ulteriori farmaci erano stati inseriti nella lista ristretta ma non hanno raggiunto i criteri per essere definiti "candidati prioritari": fingolimod (usato nella sclerosi multipla), vortioxetina (antidepressivo), microdosi di litio, dasatinib (leucemia) e citisina (anestetico). La loro esclusione non significa irrilevanza, ma che il profilo di evidenza attuale non era sufficientemente robusto per giustificare la priorità nei trial.
I ricercatori sono espliciti: questi risultati non autorizzano ancora un impiego off-label, ma aprono a studi e scenari di “repositioning”. È importante sottolineare che questi farmaci necessitano di ulteriori indagini prima di sapere se possano essere usati per l'Alzheimer. Sviluppare un farmaco nuovo può richiedere dai 10 ai 15 anni e costare miliardi, senza garanzia di successo. Riproporre molecole già approvate e ampiamente utilizzate potrebbe offrire un percorso più rapido, sicuro ed economico verso nuovi trattamenti.
Non si tratta di modificare oggi le prescrizioni, ma di tenere d'occhio l'evoluzione dei trial: se i risultati venissero confermati, l'impatto sulla prevenzione e sulla gestione precoce dell'Alzheimer potrebbe essere significativo e rapidamente traducibile nella pratica clinica.