L’estensione dell’indicazione di dostarlimab in associazione a carboplatino e paclitaxel per il trattamento di prima linea del carcinoma endometriale avanzato o ricorrente, indipendentemente dallo stato di mismatch repair, è stata presentata durante una conferenza stampa tenutasi a Milano il 23 febbraio 2026. L’aggiornamento rende disponibile la combinazione di immunoterapia e chemioterapia anche per le pazienti pMMR/MSS, ampliando la platea eleggibile alla terapia sistemica.
Secondo quanto illustrato nel corso dell’incontro, l’indicazione precedente riguardava le pazienti con deficit del mismatch repair o instabilità dei microsatelliti, pari a circa il 20-30% dei casi. L’estensione coinvolge ora la quota più ampia di donne con malattia avanzata o recidivante prive di queste caratteristiche molecolari.
I dati a supporto derivano dallo studio Ruby, trial che ha valutato l’aggiunta dell’anticorpo monoclonale anti-PD-1 alla chemioterapia standard. Nella popolazione pMMR/MSS la combinazione ha determinato una riduzione del rischio di progressione o morte a 24 mesi e una riduzione del rischio di morte del 21%, con un incremento della sopravvivenza globale mediana di 7 mesi rispetto alla sola chemioterapia.
Complessivamente nello studio sono state arruolate 494 pazienti, di cui 118 con tumori dMMR/MSI-H e 376 con tumori pMMR/MSS. I risultati hanno evidenziato un miglioramento degli esiti clinici anche nella popolazione precedentemente trattata con la sola chemioterapia.
Nel corso della conferenza stampa, Domenica Lorusso, direttore del programma di ginecologia oncologica dell’Humanitas San Pio X di Milano, ha dichiarato: «Era ormai acclarato che l’immunoterapia in combinazione con la chemio avesse cambiato lo standard di cura delle pazienti dMMR. Ma queste pazienti rappresentano il 20-30% della popolazione con tumore dell’endometrio. Per la stragrande maggioranza c’era un unmet need inespresso, a cui oggi risponde questa ulteriore indicazione».
La specialista ha aggiunto: «I 7 mesi di OS anche nel setting pMMR sono importanti e significativi. Prima di tutto perché rappresentano una mediana di sopravvivenza, il che vuol dire che ci sono donne che ne beneficiano per molto più tempo; inoltre questi risultati indicano che un impiego precoce dell’immunoterapia può tradursi in un beneficio clinico».
Durante l’incontro è stato inoltre ricordato che il carcinoma dell’endometrio rappresenta la quarta neoplasia più frequente nella popolazione femminile e che in Italia si stimano circa 9.000 nuovi casi ogni anno, con prevalenza nelle donne oltre i 50 anni.
L’estensione dell’indicazione introduce quindi una opzione terapeutica disponibile in prima linea per il carcinoma endometriale avanzato o recidivante candidabile a terapia sistemica, con evidenze cliniche derivanti da studio randomizzato e applicabilità a una popolazione più ampia di pazienti.