La prescrizione di aspirina giornaliera a tutte le pazienti gravide dalla prima visita prenatale si associa a una riduzione complessiva dello sviluppo di preeclampsia grave. È quanto emerge da una nuova ricerca presentata al Society for Maternal-Fetal Medicine (SMFM) 2026 Pregnancy Meeting.
La preeclampsia è una grave complicanza della gravidanza caratterizzata da ipertensione persistente e danni d'organo (proteinuria, alterazioni epatiche), che può causare danni fetali, parto prematuro e, nei casi estremi, morte del feto o della madre. Sebbene l'aspirina a basso dosaggio abbia dimostrato efficacia preventiva nelle pazienti ad alto rischio quando iniziata tra 12 e 28 settimane di gestazione, rimane sottoutilizzata. L’identificazione della preeclampsia prevede il monitoraggio della pressione arteriosa e dei sintomi. Per questo le linee guida recenti raccomandano l'uso universale di prendere in considerazione l’uso dell’aspirina in tutte le donne in gravidanza ad alto rischio.
Per comprendere l'effetto dell’aspirina, i ricercatori hanno fornito 162 mg di aspirina giornaliera a 18.457 donne alla prima visita prenatale entro la 16^ settimana di gravidanza, a partire dall'agosto 2022 confrontandole con un numero simile di donne che non hanno ricevuto questo trattamento. Un elemento chiave è stata la dispensazione diretta dell'aspirina negli ambulatori prenatali per superare le barriere all'aderenza terapeutica.
Lo studio ha evidenziato una riduzione del 29% del tasso di preeclampsia con caratteristiche gravi (SPE) nel gruppo trattato rispetto al gruppo che non aveva ricevuto aspirina. Le pazienti con ipertensione cronica preesistente hanno mostrato particolare beneficio. Inoltre, nelle pazienti che hanno comunque sviluppato SPE, l'insorgenza è stata più tardiva rispetto al gruppo di controllo.
Il profilo di sicurezza è risultato favorevole, senza aumento di complicanze emorragiche o distacco di placenta
Il fatto che l'aspirina abbia ritardato l'insorgenza della preeclampsia grave nelle pazienti che comunque l'hanno sviluppata rappresenta un ulteriore beneficio clinico, poiché può consentire il raggiungimento di età gestazionali più avanzate prima del parto necessario.
Questi dati suggeriscono che l'approccio universale potrebbe essere particolarmente vantaggioso in contesti assistenziali che servono popolazioni ad alta prevalenza di fattori di rischio cardiovascolare.
Lo studio, pur richiedendo ancora validazioni in popolazioni più ampie, apre la strada a potenziali modifiche dei protocolli di assistenza prenatale consentendo ai centri di somministrare aspirina a tutte le pazienti superando i tradizionali test di screening o lo sviluppo dei sintomi.
La strategia di dispensazione diretta si è rivelata particolarmente efficace nell'aumentare l'aderenza, mentre il profilo di sicurezza favorevole e il ritardo nell'insorgenza della patologia rappresentano ulteriori vantaggi clinici, un aspetto importante considerando la nota sottoutilizzazione dell'aspirina nella prevenzione della preeclampsia. Come affermato da Elaine L. Duryea, autrice dello studio, "l'implementazione dell'aspirina dispensata direttamente ha ritardato l'insorgenza e, per alcune pazienti, prevenuto completamente lo sviluppo di preeclampsia grave, senza evidenze di danno".