Garantire in ogni contesto terapeutico-assistenziale Cure Palliative, sia in termini di competenze professionali sia di risorse, in attuazione della Legge n 38/2010, che sancisce il diritto all’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, promuovendo il miglior benessere possibile dei malati neurologici e delle loro famiglie, nella evoluzione della loro malattia. È una delle richieste della Società delle Scienze Neurologiche Ospedaliere (SNO), insieme alla Società Italiana di Neurologia (SIN), alla Società Italiana di Cure Palliative (SICP) e all’Associazione Italiana Neurologi Ambulatoriali Territoriali (AINAT), proposte ieri in Senato nel corso della conferenza stampa “Le cure palliative nel nuovo contesto dei diritti alla salute: un percorso istituzionale difficile e l’impegno tecnico-professionale delle neuroscienze”. I neurologi chiedono la piena attuazione delle norme sulle cure palliative nelle malattie neurologiche gravi. Il punto di partenza è un’evidenza clinica condivisa da neurologi e palliativisti: malati neurologici in condizioni avanzate - come gravi patologie neurodegenerative, stati di minima responsività o declino cognitivo severo- affrontano percorsi di malattia e fine-vita complessi, spesso segnati da sofferenza evitabile e da disomogeneità assistenziale sul territorio.
“È necessario riconoscere l’importanza delle cure palliative nelle malattie neurologiche. Oggi oltre l’80% delle risorse è destinato ai pazienti oncologici, mentre quelli neurologici presentano bisogni diversi e spesso percorsi di vita più lunghi e complessi”, dichiara Mario Zappia, Presidente della Società Italiana di Neurologia.
Per Paolo Zolo, Coordinatore Gruppo di studio SNO Cure Palliative, “la Neurologia italiana è impegnata accanto ai professionisti delle Cure Palliative in un progetto multiprofessionale con infermieri, operatori del sociale, volontari, che ponga al centro dell’operatività del SSN la qualità dell’assistenza e il benessere dei propri malati, affetti da importanti patologie postacute e croniche, quando i trattamenti ordinari non sono più in grado di “guarire”.
Daniela Valenti, Vicepresidente Società Italiana Cure Palliative, ha sostenuto che “solo con un'integrazione con le diverse società scientifiche, le diverse discipline, che lavorano insieme sin dall'inizio della diagnosi e intervengono in maniera integrata, potremmo parlare di vera presa in carico di cure palliative precoci e solo in questo modo potremmo garantire una buona qualità di vita ai pazienti che abbiamo in carico”.
Per gli esperti, è necessario, dunque, promuovere e finanziare progetti di ricerca sanitaria a farmacologica, finalizzati a migliorare la qualità assistenziale e terapeutica delle cure palliative, con particolare attenzione alle patologie neurologiche ad impatto sulla qualità della vita. Senza dimenticare di potenziare nel contesto organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) i percorsi e i presidi dedicati ai malati neurologici in maggiori difficoltà croniche di salute e/o con particolari problemi assistenziali nel fine vita.