Il dosaggio dei biomarcatori di danno del sistema nervoso ha ricevuto un crescente interesse negli ultimi anni. I neurofilamenti a catena leggera rappresentano oggi il principale biomarcatore di danno neuroassonale; tuttavia, il loro dosaggio nel liquido cefalorachidiano e nel sangue periferico presenta numerose limitazioni. Una di queste riguarda l’incapacità di distinguere un danno a carico del sistema nervoso centrale da uno che interessi il sistema nervoso periferico. Questo aspetto è particolarmente problematico in alcune patologie neurologiche che possono coinvolgere entrambi i comparti o in pazienti con comorbidità significative. I neurofilamenti sono proteine del citoscheletro neuronale fondamentali per la struttura e la funzione dei neuroni e degli assoni.
L’alpha-internexina è una proteina specifica del sistema nervoso centrale (CNS) che, a differenza delle altre isoforme dei neurofilamenti, non è presente nei nervi periferici. Questa caratteristica rende l’alpha-internexina un biomarcatore, per certi versi, unico. In un recente lavoro di Meda FJ et al., pubblicato sul Journal of Neurology (DOI: 10.1007/s00415-025-13428-y), gli autori presentano lo sviluppo e la validazione di un nuovo saggio per il dosaggio dell’alpha-internexina nel liquido cefalorachidiano. Tale approccio potrebbe avere un’elevata utilità nella diagnosi e nel monitoraggio delle malattie neurodegenerative, proprio in virtù della specificità per il sistema nervoso centrale, consentendo di superare alcune delle limitazioni attualmente associate al dosaggio dei neurofilamenti a catena leggera.
Gli autori hanno sviluppato anticorpi monoclonali specifici per l’alpha-internexina, generando due anticorpi, B15 e Ina1, successivamente caratterizzati mediante immunoprecipitazione seguita da spettrometria di massa ed ELISA, al fine di valutarne specificità e reattività crociata con altre proteine dei neurofilamenti. Attraverso la metodica Single Molecule Array (Simoa) è stato sviluppato un saggio con un intervallo quantitativo compreso tra 0,137 e 140 pg/mL. Il saggio è stato validato secondo parametri predefiniti e le prestazioni dell’alpha-internexina come biomarcatore sono state testate in due coorti indipendenti: una di Göteborg e una dell’University College London (UCL).
I risultati hanno mostrato che entrambi gli anticorpi erano altamente specifici per l’alpha-internexina e che il saggio presentava elevata robustezza e sensibilità in tutti i parametri di validazione analitica considerati. Lo studio descrive quindi lo sviluppo di un immunodosaggio altamente sensibile e specifico per l’alpha-internexina nel liquor cerebrospinale. Le concentrazioni liquorali di alpha-internexina risultavano correlate a quelle dei neurofilamenti a catena leggera e i due biomarcatori mostravano prestazioni diagnostiche simili, aprendo la strada a un possibile utilizzo dell’alpha-internexina come biomarcatore nelle diverse malattie neurologiche e alla sua futura valutazione anche come biomarcatore ematico.
Domenico Plantone