Riconoscere l’obesità come malattia cronica rappresenta “una svolta culturale e sanitaria attesa da anni”. A sottolinearlo è Marco Chianelli, coordinatore della Commissione Obesità dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME), intervistato da Endocrinologia33 dopo l’approvazione della legge che fa dell’Italia il primo Paese al mondo a riconoscere ufficialmente l’obesità come patologia cronica.
“La legge – spiega Chianelli – è importante perché per la prima volta lo Stato mette a disposizione risorse dedicate per affrontare una malattia progressiva e invalidante, che rappresenta una vera epidemia sociale. L’obesità è alla base di oltre duecento complicanze, tra cui infarto, ictus, diabete, tumori e malattie del fegato. Combatterla significa migliorare la qualità di vita delle persone e ridurre i costi per il Servizio sanitario nazionale”.
Tra i punti qualificanti del provvedimento, Chianelli evidenzia l’istituzione di un Piano nazionale per la prevenzione e la cura dell’obesità, accompagnato da campagne di sensibilizzazione sugli stili di vita, a partire dalle scuole. “È necessario agire sull’ambiente e sulla cultura alimentare. Oggi viviamo in una società che favorisce il sovrappeso: l’ambiente obesogeno può attivare geni predisponenti, e ciò rende fondamentale un’azione collettiva per invertire la tendenza.”
Il passo più atteso, osserva Chianelli, sarà la definizione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) specifici per l’obesità. “Sarà la parte più complessa, ma decisiva. I Lea definiranno le prestazioni garantite ai pazienti: accesso alla diagnostica, alla presa in carico multidisciplinare e ai farmaci. Oggi molti esami fondamentali, come l’ecografia addominale per la diagnosi di steatosi epatica, non sono coperti in convenzione per questi pazienti, con inevitabili ritardi diagnostici.”
La legge, sottolinea l’endocrinologo, ha anche una valenza etica: “Riconoscere l’obesità come malattia significa combattere lo stigma che ancora colpisce le persone affette. Il paziente obeso non deve essere considerato ‘colpevole’ della propria condizione, ma come un malato da assistere al pari di un iperteso o di un diabetico.”
Secondo Chianelli, l’attenzione crescente verso l’obesità è legata anche ai nuovi farmaci che hanno dimostrato efficacia non solo nella riduzione del peso, ma anche nella prevenzione e nel trattamento delle complicanze. “Oggi abbiamo terapie come la semaglutide, la tirzepatide e la liraglutide, che non solo favoriscono la perdita di peso, ma riducono il rischio di diabete, migliorano la steatosi epatica e diminuiscono la probabilità di eventi cardiovascolari. Sono medicinali in grado di modificare la storia naturale della malattia.”
L’accesso a questi trattamenti, spiega, dovrà essere progressivo. “Il piano, che dovrebbe avviarsi dal 1° gennaio 2026, darà priorità ai pazienti con complicanze gravi, come quelli con pregressi eventi cardiovascolari, ma l’obiettivo finale dovrà essere un accesso equo per tutti i soggetti con obesità, anche nelle fasi iniziali, quando l’intervento precoce può evitare l’aggravamento della malattia.”
Sul piano specialistico, la nuova legge avrà un impatto diretto sull’organizzazione dell’assistenza. “Oggi ricoverare un paziente con obesità è complesso perché la malattia non è riconosciuta tra le cause principali di ricovero. Il riconoscimento normativo aprirà l’accesso ai percorsi multidisciplinari ospedalieri e ambulatoriali, facilitando la gestione integrata.”
Per l’endocrinologia, si tratta di una occasione di rilancio professionale. “L’obesità è una malattia endocrina, legata a meccanismi ormonali e neuro-metabolici che regolano appetito e sazietà. Gli endocrinologi devono diventare protagonisti di questa nuova fase, insieme a internisti e medici di medicina generale. Non è possibile gestire sei milioni di pazienti solo nei pochi centri dedicati: serve una rete diffusa di professionisti formati e aggiornati.”
Chianelli sottolinea anche le ricadute preventive. “Intervenire precocemente consente di ridurre del 94% il rischio di evoluzione da prediabete a diabete nei pazienti obesi. Ciò significa meno casi di malattia epatica, cardiovascolare e renale. Inoltre, la tempestività diagnostica riduce il rischio di fibrosi epatica e tumori ormono-dipendenti come il carcinoma dell’endometrio.”
In conclusione, per il coordinatore dell’AME la legge rappresenta “un passaggio storico, che dovrà tradursi in azioni concrete su Lea, formazione e accesso ai farmaci. L’endocrinologia e il metabolismo” – afferma – “devono assumere un ruolo guida in questo cambiamento, che potrà davvero migliorare la qualità e la durata di vita delle persone con obesità”.