Tutte le donne incinte dovrebbero essere sottoposte a test per la sifilide il prima possibile, anche se non hanno fattori di rischio noti. A confermarlo, attraverso una nuova pubblicazione su JAMA, è la U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF), riaffermando le linee guida del 2018. La raccomandazione ha ricevuto un grado A, indicando un beneficio netto sostanziale supportato da evidenze certe.
La sifilide è una malattia a trasmissione sessuale che, se non diagnosticata e curata in tempo, può causare problemi gravissimi al bambino, come nascita prematura, malformazioni, morte fetale o neonatale.
La strategia diagnostica raccomandata prevede l’uso combinato di test treponemici e non treponemici. L’aggiornamento arriva in un contesto di crescita allarmante dei casi di sifilide congenita: nel 2023 sono stati registrati 3.882 casi negli Stati Uniti, il numero più alto in oltre trent’anni, con 279 decessi neonatali o nati morti associati.
La revisione non ha identificato nuovi studi rilevanti che minassero l’efficacia dello screening per ridurre la sifilide congenita o altri esiti avversi della gravidanza. I benefici dello screening includevano la riduzione della sifilide congenita e della morbilità e mortalità neonatale e materna.
Tuttavia, i ricercatori hanno trovato cinque nuovi studi sugli eventuali danni dello screening, incentrati sui possibili danni dei falsi positivi. Sono stati inoltre trovati due piccoli studi sui danni del trattamento: uno ha riscontrato che il 5,1% dei pazienti trattati con penicillina ha avuto una reazione di Jarisch-Herxheimer; l’altro ha mostrato che tra i pazienti ad alto rischio di reazione immediata all’ipersenibilità alla penicillina, il 27,3% ha avuto reazioni dopo desensibilizzazione orale e il 2,5% dopo desensibilizzazione endovenosa, mentre solo il 2,5% dei pazienti a basso rischio ha manifestato una reazione. Comunque, nel complesso, l’USPSTF ha ritenuto che queste evidenze siano coerenti con i danni già noti dello screening e del trattamento della sifilide in gravidanza. I danni includevano anche reazioni allergiche, travaglio pretermine e rari danni materni e fetali. Tra i limiti delle nuove evidenze, gli studi sui danni dello screening hanno utilizzato test diversi, e quelli sui danni del trattamento non consentono di indentificare relazioni causali.
In un editoriale correlato, esperti della University of Mississippi hanno criticato la mancanza di una raccomandazione per lo screening ripetuto nel terzo trimestre e al parto, come invece suggerito da CDC e ACOG. L’USPSTF, dal canto suo, sottolinea che non ha incluso tale raccomandazione a causa di quella che ha definito mancanza di prove sufficienti, sollecitando invece ulteriori studi sullo screening ripetuto.
Infine, l’aumento del costo della benzatina penicillina è stato identificato come ostacolo alla tempestività del trattamento, limitando l’accesso nei contesti più vulnerabili. Gli autori raccomandano agli operatori sanitari di seguire con rigore le linee guida e contribuire attivamente al superamento delle barriere sistemiche per prevenire l’infezione congenita.
“Lo screening per la sifilide durante la gravidanza è uno strumento altamente efficace, sicuro ed economico per ridurre la trasmissione verticale e persino eliminare l’infezione congenita" concludono gli autori del documento.