Circa un paziente su cinque con scompenso cardiaco va incontro a un nuovo ricovero entro un anno, nonostante la crescente diffusione delle terapie farmacologiche raccomandate. È quanto emerge dai dati dello studio osservazionale BRING-UP 3 Scompenso, richiamati dall'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (ANMCO) in occasione della Convention Nazionale Centri Scompenso Cardiaco ANMCO 2026, in programma a Milano.
Lo studio, che ha coinvolto circa 180 centri italiani, evidenzia che l'introduzione tempestiva della quadruplice terapia farmacologica, basata sui cosiddetti quattro pilastri del trattamento dello scompenso, riguarda il 65% dei pazienti seguiti.
Secondo ANMCO, questi risultati confermano i progressi nell'applicazione delle strategie terapeutiche, ma indicano anche la necessità di rafforzare la gestione dei pazienti dopo la dimissione ospedaliera.
«Nel corso degli ultimi anni si sono resi disponibili una serie di nuovi trattamenti farmacologici e non. Nel contesto dei trial alcune di queste terapie hanno dimostrato di essere in grado di migliorare significativamente la prognosi dei pazienti ma nel mondo reale permangono difficoltà nella loro implementazione», sottolinea Fabrizio Oliva, past president ANMCO e direttore della Cardiologia 1 dell'ospedale Niguarda di Milano.
Oliva richiama i risultati di BRING-UP 3 e individua tra le priorità il superamento dell'inerzia clinica, l'ottimizzazione dei dosaggi e il rafforzamento del controllo territoriale nei primi 30 giorni dopo la dimissione.
La gestione dello scompenso rappresenta una questione rilevante anche per il Servizio sanitario nazionale. Secondo i dati riportati da ANMCO, in Italia circa 800.000 persone convivono con questa condizione, responsabile di oltre 130.000 ricoveri ogni anno.
La Convention di Milano è dedicata alle innovazioni terapeutiche e alle strategie clinico-assistenziali per migliorare la gestione dell'insufficienza cardiaca.
«La gestione dello scompenso cardiaco si trova oggi davanti a una sfida cruciale: garantire la massima capillarità e diffusione della terapia ottimale su tutto il territorio nazionale. Non basta disporre di trattamenti efficaci; è fondamentale che queste cure raggiungano ogni singolo paziente, riducendo le ospedalizzazioni e migliorando la qualità della vita», afferma Massimo Grimaldi, presidente ANMCO e direttore della Cardiologia dell'ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti.
Tra le prospettive indicate dalla società scientifica figurano anche l'integrazione dell'assistenza ospedaliera e territoriale, la telemedicina e l'impiego dell'intelligenza artificiale nei sistemi di monitoraggio remoto.
Federico Nardi, presidente designato ANMCO e direttore della Cardiologia dell'ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, richiama in particolare la necessità di sviluppare modelli di gestione integrata che consentano di personalizzare tempestivamente i trattamenti e seguire i pazienti anche al di fuori dell'ospedale.