In Italia circa 3,8 milioni di persone convivono con il diabete, pari al 6,4% della popolazione. Negli ultimi vent'anni la prevalenza è aumentata del 23%, anche tenendo conto dell'invecchiamento demografico, mentre oltre un milione di persone potrebbe avere la malattia senza aver ricevuto una diagnosi. È quanto emerge dall'Italian Barometer Diabetes Report 2026. Il rapporto, giunto alla diciannovesima edizione, è stato elaborato da ricercatori di Ibdo Foundation, Istat, Coresearch e altri enti di ricerca. Il diabete di tipo 2 rappresenta oltre il 90% dei casi. La prevalenza è passata dal 4,2% del 2005 al 5,4% del 2015, fino al 6,4% del 2025: un incremento grezzo del 52%, che conferma la crescente rilevanza della patologia per la salute pubblica e per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. "Il diabete è oggi una delle patologie croniche più diffuse in Italia. È una malattia silenziosa, ma che ha un impatto profondo sulla vita dei pazienti e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale", sottolinea il ministro della Salute Orazio Schillaci, richiamando la necessità di politiche integrate di promozione della salute e contrasto ai fattori di rischio modificabili.
La complessità assistenziale è legata anche alla frequente associazione con altre patologie croniche. Tra le persone con diabete seguite dai centri di diabetologia, il 15,2% presenta già una storia di malattia cardiovascolare e oltre una su due riferisce una diagnosi di ipertensione. In Italia, le malattie cardiovascolari interessano oltre 9 milioni di persone, causano circa 206mila decessi l'anno e determinano un impatto economico stimato in 42 miliardi di euro. "Il controllo della glicemia resta fondamentale, ma oggi l'obiettivo è più ampio: prevenire le complicanze, proteggere gli organi e gestire in modo integrato il rischio cardiovascolare, renale e metabolico nel lungo periodo", afferma Paolo Sbraccia, presidente di Ibdo Foundation. L'innovazione terapeutica, sottolinea, può contribuire a ridurre le complicanze e migliorare la qualità di vita, rendendo necessaria una presa in carico condivisa tra diabetologia, medicina generale, cardiologia, nefrologia e assistenza territoriale.
Il rapporto evidenzia differenze significative nella diffusione della malattia. Tra le persone di almeno 45 anni, la prevalenza media nazionale è del 10,3%, ma raggiunge il 12,9% nel Mezzogiorno, contro l'8,7% nel Nord e il 9,7% nel Centro. Anche il livello di istruzione si associa alla diffusione del diabete. Nella fascia tra 45 e 64 anni, la prevalenza è del 5,9% tra le persone con basso titolo di studio, rispetto al 3,7% tra chi possiede almeno un diploma. Tra gli over 65, i valori salgono rispettivamente al 21,8% e al 15,8%. Restano inoltre difficoltà nell'accesso ai servizi: secondo la ricerca Diabetes Monitor 2026, il 48% dei rispondenti indica i tempi e le liste d'attesa tra le principali barriere assistenziali, mentre il 43% segnala problemi organizzativi. Per la senatrice Daniela Sbrollini, co-presidente dell'Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, è necessario affiancare alla prevenzione del diabete e dell'obesità una strategia più organica di prevenzione cardiovascolare, superando la frammentazione dei percorsi assistenziali.