La scelta della prima protesi aortica deve tenere conto anche della possibilità di un secondo intervento negli anni successivi. È il principio della gestione a lungo termine del paziente con stenosi aortica, al centro del 47° Congresso nazionale della Società italiana di cardiologia interventistica (GISE), che si apre il 13 ottobre 2026 a Milano. L'approccio assume particolare rilevanza alla luce delle nuove linee guida europee ESC/EACTS sulle valvulopatie, che abbassano da 75 a 70 anni l'età per la raccomandazione della TAVI come procedura di prima scelta nella stenosi aortica tricuspide.
In Italia si eseguono oltre 14.400 interventi di sostituzione valvolare aortica transcatetere (TAVI) all'anno, pari a circa 240 procedure per milione di abitanti. L'estensione delle raccomandazioni a pazienti più giovani richiede una pianificazione che consideri non soltanto l'efficacia immediata dell'intervento, ma anche la durata della protesi e le possibilità di trattamento futuro.
«L'estensione delle indicazioni alla TAVI a pazienti più giovani ci impone un cambio di prospettiva radicale», afferma Alfredo Marchese, direttore dell'Unità di Cardiologia interventistica dell'Ospedale Santa Maria di Bari e presidente GISE. «Oggi non risolviamo solo il problema immediato, ma progettiamo la salute del cuore del paziente per i successivi 20 o 30 anni».
La pianificazione deve garantire un corretto dimensionamento dell'anello aortico, preservare l'accesso alle arterie coronarie e considerare l'eventualità di un secondo impianto transcatetere, indicato come TAV-in-TAV. Si tratta di aspetti particolarmente importanti nei pazienti che potrebbero necessitare di ulteriori procedure cardiovascolari nel corso della vita.
«Le valvole artificiali, infatti, non durano necessariamente per tutta la vita e alcuni pazienti potrebbero aver bisogno di sostituirle nuovamente», spiega Giuseppe Tarantini, presidente della Fondazione GISE e coordinatore del registro internazionale TAVI-in-TAVI. La ricerca, aggiunge, sta contribuendo a definire le condizioni per rendere possibile e sicuro un successivo intervento.
Un ruolo centrale è affidato all'Heart Team, il gruppo multidisciplinare composto da cardiologi interventisti, cardiochirurghi e specialisti dell'imaging. La valutazione condivisa consente di individuare la strategia più appropriata in base alle caratteristiche cliniche e anatomiche del paziente.
Secondo quanto illustrato da GISE, nei pazienti di età inferiore a 70 anni e in assenza di controindicazioni la chirurgia tradizionale rimane un'opzione di riferimento. Nei casi più complessi, la scelta tra trattamento chirurgico e transcatetere richiede una valutazione individualizzata.
Per programmare l'intervento, l'Heart Team utilizza l'angio-TC preoperatoria ad alta risoluzione, che permette di analizzare l'anatomia cardiaca e i parametri necessari al corretto posizionamento della protesi. La pianificazione riguarda anche la prevenzione delle complicanze, tra cui la trombosi dei lembi valvolari.
La società scientifica richiama infine l'attenzione sulla diagnosi tempestiva della stenosi aortica severa sintomatica. Dispnea anche per sforzi modesti, dolore toracico, capogiri e sincopi possono rappresentare segnali della malattia.
«Stanchezza insolita, affanno per sforzi modesti, capogiri o senso di oppressione al torace non devono mai essere liquidati come un semplice e ineluttabile segno dell'età», sottolinea Marchese. Il sospetto clinico può emergere già all'auscultazione di un soffio cardiaco, mentre l'ecocardiogramma rappresenta l'esame fondamentale per confermare la diagnosi e definire il successivo percorso di cura.