Un profilo compatibile con il consumo sociale di alcol è stato rilevato nel 41% dei campioni di capelli analizzati dall'Istituto superiore di sanità (ISS) in un gruppo di giovani gestanti, nonostante le donne avessero dichiarato di non bere, essere astemie o avere interrotto il consumo durante la gravidanza. Il dato, ancora preliminare, viene diffuso in vista della Giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione sullo spettro dei disturbi feto-alcolici del 9 settembre, quando partirà anche la campagna “Zero alcol in gravidanza” del Ministero della Salute e dell'ISS.
L'analisi, condotta dal Centro nazionale Dipendenze e Doping dell'ISS tra gennaio 2024 e luglio 2026, ha esaminato 83 campioni di capelli di gestanti tra 18 e 24 anni e 147 campioni di meconio neonatale. È stato ricercato l'etilglucuronide (EtG), indicatore utilizzato per valutare l'esposizione all'alcol, insieme a uno screening per altre sostanze psicoattive.
Soltanto due campioni materni hanno mostrato livelli di EtG vicini alla soglia indicata dalla letteratura scientifica come riferimento per un consumo cronico. In 34 casi, pari al 41% del campione, è stato invece rilevato un profilo compatibile con quello definito in letteratura come “bevitrice sociale”.
L'ISS precisa che il risultato non significa che il 41% delle gestanti sia consumatore cronico di alcol e non permette di stabilire quantità e frequenza del consumo durante l'intera gravidanza. «Il risultato è interessante e sarà approfondito in una pubblicazione scientifica», afferma Adele Minutillo, del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell'ISS.
Nei 147 campioni di meconio neonatale, invece, i risultati hanno generalmente confermato quanto dichiarato dalle madri. Soltanto un campione si è avvicinato alla soglia considerata indicativa di esposizione neonatale all'alcol.
I dati arrivano alla vigilia della campagna “Zero alcol in gravidanza”, promossa dal Ministero della Salute in collaborazione con l'ISS. L'iniziativa partirà il 9 settembre e proseguirà fino alla fine di novembre, con contenuti scientifici sviluppati insieme a esperti della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO). I destinatari comprendono donne e coppie in età fertile, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, ginecologi e ostetriche.
Il Ministero ribadisce che non esiste una quantità di alcol considerata sicura durante la gestazione e indica l'astensione anche nella fase di pianificazione della gravidanza. I metaboliti dell'alcol attraversano la barriera placentare e l'esposizione prenatale può determinare conseguenze comprese nello Spettro dei disturbi feto-alcolici (FASD), la cui manifestazione clinica più grave è la sindrome feto-alcolica (FAS).
«Il messaggio è chiaro: zero alcol in gravidanza», sottolinea Simona Pichini, direttrice del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell'ISS. Secondo Pichini, la prevenzione deve iniziare prima del concepimento e coinvolgere anche il partner e le persone che ruotano intorno alla coppia.
Il progetto ISS ha previsto anche quattro corsi di formazione a distanza, che hanno raggiunto circa 20.000 operatori sanitari, insieme ad attività informative rivolte in particolare alle donne tra 18 e 24 anni.