Le prime osservazioni sulle gravidanze dopo terapia con cellule CAR-T nelle donne con malattie autoimmuni mostrano esiti materni e neonatali rassicuranti. È quanto emerge da uno studio pubblicato il 29 luglio sul New England Journal of Medicine, che ha seguito 14 gravidanze in 13 pazienti precedentemente sottoposte al trattamento.
Le terapie CAR-T, inizialmente utilizzate nei pazienti oncologici, sono sempre più studiate anche nelle malattie autoimmuni, tra cui lupus, sclerosi multipla e artrite reumatoide. Patologie che interessano frequentemente donne in età fertile.
Il trattamento prevede il prelievo dei globuli bianchi del paziente, la loro modifica in laboratorio e la successiva reinfusione. Nelle malattie autoimmuni l'obiettivo è intervenire sul sistema immunitario e ottenere una remissione che possa consentire anche la sospensione dei farmaci.
La sicurezza di una gravidanza dopo il trattamento resta tuttavia poco definita, anche per la recente applicazione delle CAR-T in questo ambito. Le gravidanze nelle donne con malattie autoimmuni sono inoltre associate a rischi più elevati per la madre e per il bambino.
Nello studio, tutte le 14 gravidanze sono iniziate spontaneamente, senza ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita. Al momento della pubblicazione erano nati otto bambini. Tutti erano sani, nati a termine e presentavano crescita e marcatori immunitari nella norma.
Nei neonati non sono state rilevate cellule CAR-T né complicanze correlate al trattamento ricevuto in precedenza dalle madri. Durante le gravidanze osservate non sono state inoltre riportate riacutizzazioni delle malattie autoimmuni.
«I risultati sono stati particolarmente rassicuranti», hanno affermato i ricercatori. Altre cinque gravidanze erano ancora in corso al momento della pubblicazione.
Gli autori definiscono comunque questi dati come risultati iniziali. Il numero di pazienti osservate resta limitato e le evidenze disponibili riguardano, per ora, una piccola serie di gravidanze dopo terapia CAR-T.