La maggior parte delle procedure e dei trattamenti aggiuntivi proposti durante la fecondazione in vitro (IVF) non mostra benefici dimostrati nell'aumentare le probabilità di ottenere una gravidanza o una nascita. È quanto emerge da una nuova revisione sistematica pubblicata sulla rivista The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women's Health, che invita a una maggiore cautela nell'offerta di questi interventi ai pazienti.
I ricercatori dell'Università di Melbourne hanno analizzato 85 studi clinici randomizzati che hanno valutato l'efficacia di dieci tra i più comuni procedure, test o farmaci proposti in aggiunta al trattamento standard per la procreazione assistita. L'obiettivo era verificare se queste strategie aumentassero le probabilità di gravidanza o di nascita di un bambino vivo.
La revisione evidenzia che oltre il 70% delle pazienti sottoposti a fecondazione assistita ricorre ad almeno un trattamento aggiuntivo.
L'analisi ha evidenziato che sette dei dieci trattamenti esaminati non presentano prove convincenti di efficacia, ma spesso comportano solo costi elevati a carico dei pazienti. Tra questi figurano l'agopuntura, i corticosteroidi, alcuni test sull'endometrio, le infusioni lipidiche e i trattamenti con plasma ricco di piastrine a livello uterino o ovarico. Anche per il test genetico preimpianto per l'aneuploidia (PGT-A), utilizzato per selezionare gli embrioni in base al numero di cromosomi, non sono emerse evidenze sufficienti di un beneficio clinico nella popolazione generale.
Solo tre procedure hanno mostrato un possibile effetto favorevole, sebbene supportato da evidenze considerate deboli. Si tratta dell'EmbryoGlue, un mezzo di trasferimento contenente acido ialuronico che potrebbe favorire l'impianto dell'embrione, dell'endometrial scratching, una tecnica che consiste nel provocare una lieve lesione dell'endometrio prima del trasferimento embrionario, e della PICSI (Physiological Intracytoplasmic Sperm Injection), una metodica di selezione degli spermatozoi che potrebbe ridurre il rischio di aborto spontaneo. Gli autori sottolineano tuttavia che saranno necessari ulteriori studi per confermare questi risultati.
Secondo gli autori, l'uso di procedure prive di solide evidenze può alimentare false aspettative, aumentare il carico economico delle coppie e comportare interventi medici non necessari in un percorso terapeutico già complesso dal punto di vista emotivo e clinico. Per questo motivo invitano i centri di procreazione medicalmente assistita a valutare con attenzione l'opportunità di proporre trattamenti la cui efficacia non sia stata adeguatamente dimostrata.
Lo studio evidenzia anche il ruolo delle informazioni online nel plasmare le decisioni dei pazienti. Gli autori segnalano che molte decisioni vengono influenzate dalle informazioni disponibili sui siti web delle cliniche e sui social media, dove i potenziali benefici possono essere enfatizzati rispetto ai limiti delle prove scientifiche. Quasi tutte le pazienti analizzate hanno dichiarato di fare molto affidamento sui siti web delle cliniche per la fertilità, mentre oltre il 60% ha affermato di utilizzare piattaforme di social media come Facebook e Reddit per orientare le scelte terapeutiche.
Per contrastare quella che i ricercatori definiscono una mancanza di informazioni affidabili, il team ha lanciato il sito web Evidence-Based IVF per fornire informazioni basate su prove scientifiche autorevoli per la fecondazione in vitro. "Sebbene sviluppato in Australia, i risultati sono applicabili ai pazienti sottoposti a fecondazione in vitro in tutto il mondo", ha affermato gli autori "Ci auguriamo che questa risorsa venga approvata e utilizzata da specialisti della fertilità, cliniche e pazienti in tutto il mondo."