A tre mesi dall’introduzione in Australia del divieto di accesso ai social media per gli under 16, non emergono prove di una riduzione immediata dell’utilizzo delle piattaforme tra gli adolescenti. È quanto indica una prima analisi pubblicata sul BMJ, basata su un sondaggio condotto tra ragazzi australiani di età compresa tra 12 e 17 anni.
L’Australia ha introdotto nel dicembre 2025 una normativa nazionale che impone ad alcune piattaforme, tra cui TikTok, X, Facebook, Instagram, YouTube e Snapchat, di adottare misure ragionevoli per impedire agli adolescenti sotto i 16 anni di possedere un account.
Per valutare l’impatto iniziale della misura, i ricercatori hanno intervistato 408 adolescenti prima dell’introduzione delle restrizioni e nuovamente dopo tre mesi. Il sondaggio ha analizzato l’uso quotidiano dei social, il tempo medio trascorso sulle piattaforme, le modalità di accesso, l’esperienza con i controlli dell’età e gli eventuali tentativi di aggirare le verifiche.
Al follow-up, oltre l’85% degli under 16 ha dichiarato di utilizzare ancora piattaforme soggette alla legge, prevalentemente attraverso propri account. Il 66% ha riferito di essere stato esposto a controlli di verifica dell’età, più spesso tramite autodichiarazione o caricamento di un’immagine. Sono stati segnalati anche tentativi di aggirare le restrizioni, come l’uso di account falsi o l’accesso tramite browser in modalità privata.
Tra l’inizio dello studio e il controllo a tre mesi, l’uso quotidiano dei social è rimasto stabile tra i 12-13enni, si è ridotto in modo contenuto tra i 14-15enni e risulta aumentato tra gli adolescenti sopra i 16 anni. Anche il tempo trascorso ogni giorno sui social è rimasto sostanzialmente stabile in alcune fasce d’età, con una riduzione osservata solo tra i 14-15enni.
Gli autori sottolineano che si tratta di risultati osservazionali e preliminari. Il campione è limitato, concentrato nel New South Wales e basato su autodichiarazioni, elementi che possono influenzare accuratezza e generalizzabilità dei dati. Secondo i ricercatori, tuttavia, lo studio offre indicazioni utili per affinare l’attuazione della misura.
In un editoriale di accompagnamento, Amrit Kaur Purba, della London School of Hygiene & Tropical Medicine, osserva che è necessario distinguere tra efficacia potenziale della politica e qualità della sua implementazione. La diffusione di comportamenti di elusione e la bassa adesione ai controlli rendono infatti difficile valutare l’impatto reale del divieto nel breve periodo.
Gli autori concludono che saranno necessari monitoraggi più lunghi e sistematici per valutare gli effetti della misura, le possibili migrazioni verso altre piattaforme e le eventuali conseguenze non previste sulla salute e sul benessere degli adolescenti.