Le donne presentano tassi sproporzionatamente elevati di malattie mentali e schemi specifici di disturbi mentali, eppure le loro preoccupazioni vengono troppo spesso "ignorate, messe da parte e fraintese", è quanto emerge dal rapporto, Women’s Mental Health Matters: Foundations for Change 2026-2031 che analizza lo stato di salute nella popolazione femminile inglese.
Il rapporto sottolinea come i servizi non rispondono in modo coerente ai bisogni delle donne. Molte donne faticano ad accedere a un supporto adeguato, e alcune "finiscono completamente per essere abbandonate a sé stesse". Il rapporto afferma che le donne vengono regolarmente ignorate, non credute o costrette ad aspettare mesi, e talvolta anni, per ricevere cure efficaci. Il documento ha evidenziato come i tassi di autolesionismo tra le giovani donne siano triplicati dal 1993. Ha inoltre rilevato che il suicidio rimane la principale causa di morte materna durante il primo anno dopo il parto, mentre le donne in premenopausa corrono un rischio maggiore di sviluppare patologie come depressione e disturbo bipolare.
Secondo gli specialisti, una parte del problema deriva da modelli assistenziali storicamente sviluppati su evidenze cliniche non sempre rappresentative delle specificità femminili. Questo può tradursi in ritardi diagnostici, sottovalutazione dei sintomi e frammentazione dei percorsi di cura, con il rischio che alcune pazienti arrivino all'attenzione dei servizi solo in fase di crisi. L’ultimo rapporto inglese ha evidenziato che i percorsi di accesso alle cure per le donne sono spesso più lunghi e complessi a causa di fattori socioeconomici più ampi. Le donne hanno maggiori probabilità rispetto agli uomini di essere caregiver, vivere in povertà, sperimentare isolamento sociale, avere preoccupazioni per la propria sicurezza personale e subire abusi fisici o sessuali, tutti fattori che possono aumentare il rischio di problemi di salute mentale. Il rapporto ha inoltre evidenziato gli alti tassi di abuso di sostanze e disturbi mentali concomitanti tra le donne possono peggiorare gli esiti e creare ulteriori ostacoli all'accesso alle cure.
Secondo i ricercatori, i rischi per la salute mentale delle donne tendono a concentrarsi in corrispondenza di importanti transizioni biologiche e sociali, tra cui la pubertà, il periodo perinatale, la menopausa e la terza età.
Il rapporto è in linea con le preoccupazioni sollevate dalla Commissione di psichiatria di Lancet sulla salute mentale delle donne, annunciata ad aprile, che si propone di esplorare i motivi per cui le donne presentino un onere sproporzionato di problemi di salute mentale.
La commissione Lancet ha rilevato che le donne vivono più a lungo degli uomini, ma trascorrono più anni in cattive condizioni di salute, con una quota considerevole di disabilità attribuibile a disturbi mentali.
Per gli operatori sanitari emerge quindi la necessità di sviluppare modelli assistenziali maggiormente sensibili alle differenze di genere, favorendo una valutazione integrata dei fattori biologici, psicologici e sociali che influenzano la salute mentale delle donne lungo tutto l'arco della vita. Parallelamente, le criticità organizzative che interessano molti sistemi sanitari (carenza di professionisti, liste d'attesa e difficoltà di integrazione tra servizi territoriali e specialistici) rischiano di aggravare le disuguaglianze nell'accesso alle cure. Numerosi osservatori evidenziano come il rafforzamento della medicina territoriale, della prevenzione e dei percorsi dedicati possa rappresentare una delle strategie più efficaci per migliorare gli esiti clinici e ridurre il ricorso agli interventi in emergenza.
In una dichiarazione che accompagnava il rapporto Lade Smith, ha concluso: "L'assistenza sanitaria mentale per le donne è in crisi e questo problema deve essere affrontato con urgenza. È fondamentale tenere conto delle esperienze delle donne nella progettazione e nell'erogazione dei servizi, se vogliamo comprendere appieno i problemi e affrontarli".