L’evidenza epidemiologica è ormai consolidata: quasi tutti i tumori della cervice uterina derivano da papillomavirus umani ad alto rischio, rilevabili con elevata accuratezza tramite test del DNA virale su campioni cervicali o vaginali. Su questa base si sta affermando un nuovo paradigma di prevenzione: l’autoprelievo vaginale per HPV, una modalità che consente alle pazienti di raccogliere autonomamente il campione, ampliando l’accesso allo screening, migliorandone l’adesione e raggiungendo gruppi tradizionalmente meno rappresentati nei programmi di prevenzione.
In uno dei sistemi sanitari integrati dello Stato di Washington è stato implementato un programma di autoprelievo HPV sia tramite kit postali sia attraverso distribuzione diretta in ambulatorio. I ricercatori hanno collaborato con i responsabili clinici e amministrativi per valutarne l’implementazione, analizzando struttura del programma, metodologia di valutazione, criticità operative e possibili soluzioni. I risultati preliminari mostrano un incremento dell’adesione allo screening, una riduzione dell’utilizzo dell’esame pelvico e una risposta generalmente positiva da parte dei clinici, come emerso da interviste e visite nei siti coinvolti.
I criteri di eleggibilità includevano persone con cervice, di età compresa tra 30 e 64 anni, a rischio medio per tumore cervicale e non in regola con lo screening. Nel periodo pre implementazione, dal 1° luglio al 31 dicembre 2022, 48.511 individui risultavano non aggiornati. Nel periodo successivo al lancio, dal 1° ottobre 2023 al 31 marzo 2024, il numero era di 47.333. Nonostante solo 5963 dei 47.333 soggetti eleggibili (12,6%) abbiano ricevuto un kit per posta, con 1494 restituiti e processati (25,1%) nei sei mesi successivi al lancio, il completamento dello screening è aumentato in modo statisticamente significativo, con una differenza media non aggiustata di 2,2 punti percentuali. Prima del programma, il 100% degli screening era basato su campioni cervicali raccolti dal clinico durante l’esame pelvico; dopo l’introduzione dell’autoprelievo, il 62,6% dei test è rimasto clinico, mentre il 37,4% è stato eseguito tramite autoprelievo vaginale.
L’analisi qualitativa ha evidenziato alcuni elementi chiave. È emersa la necessità di procedure chiare di documentazione e controllo qualità per identificare correttamente i soggetti eleggibili e gestire la distribuzione dei kit postali, oltre a flussi di lavoro standardizzati per la consegna in ambulatorio. Le visite nei centri e le interviste ai professionisti hanno mostrato un generale apprezzamento del programma: diversi clinici hanno riferito che la riduzione del tempo dedicato agli esami pelvici ha permesso di affrontare con maggiore attenzione altri problemi di salute delle pazienti, mentre molte donne hanno giudicato l’autoprelievo accettabile o addirittura preferibile. Sono emerse tuttavia alcune preoccupazioni, sia da parte dei clinici sia delle pazienti, riguardo alla qualità dello screening, insieme a lacune informative tra i professionisti sull’accuratezza del test HPV primario e dei campioni raccolti autonomamente.
La condivisione iterativa degli obiettivi e dei risultati tra ricercatori e responsabili del sistema sanitario ha consentito di migliorare progressivamente il programma e di individuare ulteriori opportunità di rafforzamento dell’implementazione. Al 31 dicembre 2025 erano stati spediti 60.529 kit di autoprelievo, con 13.317 completati (22,0%), cui si aggiungono 12.014 test eseguiti in ambulatorio tramite autoprelievo.
Nel complesso, l’autoprelievo per HPV si configura come uno strumento capace di ampliare in modo efficiente la platea delle persone sottoposte a screening per il tumore cervicale, con potenziali ricadute positive anche sull’accesso alle cure primarie. Se integrato in modo strutturato nei percorsi di prevenzione, può rappresentare una leva decisiva per ridurre le disuguaglianze e migliorare gli esiti di salute pubblica.
NEJM Catal Innov Care Deliv 2026;7(6). DOI: 10.1056/CAT.25.0420.