Il caffè non rappresenta un pericolo per la salute pubblica se consumato con moderazione, con una soglia orientativa di non oltre tre tazzine al giorno. È quanto emerso durante il “Processo al Caffè”, promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano (OMCeOMI) e svoltosi il 4 febbraio 2026 alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano.
L’iniziativa ha simulato un dibattimento giudiziario per analizzare benefici, rischi e contraddizioni legati al consumo della bevanda. A presiedere il processo è stato Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano. Hanno partecipato, tra gli altri, il pubblico ministero Tiziana Siciliano, le avvocate Ilaria Li Vigni e Giorgia Andreis, il medico legale Umberto Genovese, oltre a diversi esperti clinici e accademici. L’evento si è aperto con un intervento storico di Elio Franzini, ordinario di Estetica all’Università degli Studi di Milano.
Al termine del dibattimento, la Corte ha assolto simbolicamente il caffè ai sensi dell’articolo 530, comma 2, del Codice di procedura penale, respingendo l’accusa di pericolo per la salute pubblica ispirata all’articolo 444 del Codice penale. Nelle motivazioni è stata sottolineata la necessità di distinguere tra caffeina e caffè e di evitare consumi eccessivi, individuando una soglia orientativa di tre tazzine al giorno di caffè italiano. È stata inoltre evidenziata la differenza tra soggetti sani e persone con patologie cardiovascolari, neurologiche o disturbi del sonno.
“In una città come Milano, dove si consumano ogni anno circa 800 milioni di tazzine, è importante distinguere tra consumo consapevole e abuso”, ha dichiarato Roberto Carlo Rossi, presidente OMCeOMI. “La medicina deve interrogarsi anche sui gesti quotidiani come bere il caffè”.
Durante il dibattimento sono state presentate posizioni differenti. “Ciò che viene considerato un gesto innocente può nascondere implicazioni serie”, ha affermato Stefano Carugo, direttore UOC di Cardiologia del Policlinico di Milano, sottolineando che nelle persone vulnerabili il consumo può aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, insonnia, palpitazioni e crisi d’ansia. Il cardiologo ha inoltre ricordato che nei bambini e negli adolescenti il caffè non dovrebbe essere proposto e che in gravidanza le società scientifiche raccomandano prudenza.
Sul fronte odontoiatrico, Lucia Giannini, odontoiatra e segretaria della Commissione Albo Odontoiatri di Milano, ha evidenziato gli effetti su pigmentazione dentale, microbiota orale, tessuti parodontali e metabolismo dell’osso alveolare. Tra i testimoni dell’accusa sono intervenuti anche Luigi Ferini Strambi, responsabile del Centro di Medicina del Sonno dell’Ospedale San Raffaele Turro, Diego Fornasari, direttore della Scuola di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia clinica dell’Università degli Studi di Milano, e Laura Prosperi, storica del cibo dell’Università Milano-Bicocca.
La difesa ha richiamato invece dati osservazionali favorevoli al consumo moderato. “Studi recenti su oltre un milione di persone mostrano che un consumo equilibrato è associato a minore rischio di diabete di tipo 2, ictus, depressione e mortalità generale”, ha dichiarato Nicola Montano, professore ordinario di Medicina interna del Policlinico di Milano, aggiungendo che negli adulti sani bere tra tre e cinque caffè al giorno può essere associato a benefici su fegato, funzione cognitiva e qualità della vita.
Nel corso dell’evento è intervenuto anche Carlos Eduardo Bitencourt, fondatore e CEO di Cafezal, che ha richiamato l’importanza della qualità della filiera produttiva del caffè. Tra i testimoni della difesa sono stati ascoltati anche Michele Crippa, docente di Scienze e tecnologie alimentari, Anete Dinne, esperta di caffè, e Gianpiero Manes, responsabile UOC di Gastroenterologia dell’ASST Rhodense.
Secondo Maria Teresa Zocchi, responsabile scientifica dell’iniziativa insieme a Maria Grazie Manfredi e Claudio Pagliani, il processo ha rappresentato un’occasione di confronto tra medicina e società sui comportamenti quotidiani con impatto sulla salute pubblica.