Clinica
Diabetologia
27/01/2026

PFAS e diabete: crescono i dati sulla correlazione tra esposizione e sviluppo

Una recente review collega l’esposizione a questi “forever chemicals” a un maggior rischio di diabete gestazionale, con effetti metabolici più incerti per le altre tipologie di diabete

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Una review pubblicata su eClinicalMedicine rafforza l’ipotesi che l’esposizione ai cosiddetti PFAS possa rappresentare un fattore di rischio ambientale per il diabete, in particolare per il diabete mellito gestazionale (GDM). Più limitate e meno consistenti, invece, le evidenze relative al diabete di tipo 2 (T2D) e ad altri indicatori di controllo glicemico.

I PFAS, noti come “forever chemicals” per la loro persistenza ambientale e biologica, sono ampiamente diffusi e in grado di interferire con il sistema endocrino. Studi precedenti li hanno associati alla sindrome metabolica e a meccanismi potenzialmente diabetogeni, quali insulino-resistenza, stress cellulare, infiammazione e alterazioni della funzione pancreatica.

Gli autori hanno analizzato 129 studi osservazionali sull’uomo che hanno misurato complessivamente 45 PFAS differenti, con maggiore frequenza per PFOA, PFOS, PFHxS, PFDA e PFNA.
Le analisi hanno considerato diversi esiti: diabete gestazionale (GDM), diabete di tipo 2 (T2D), modelli omeostatici di funzione β-cellulare (HOMA-β) e insulino-resistenza (HOMA-IR), insulinemia a digiuno, glicemia a digiuno ed emoglobina glicata (HbA1c).

Il risultato più consistente riguarda il GDM. Le meta-analisi mostrano che il raddoppio delle concentrazioni di PFOS e PFBS è associato a un aumento significativo del rischio di diabete gestazionale negli studi prospettici. Associazioni positive sono emerse anche per altri PFAS a catena lunga e per alcune molecole emergenti (tra cui PFOA, PFNA, PFDA, PFHpS e 6:2 Cl-PFESA). Quasi un terzo degli studi inclusi ha riguardato popolazioni in gravidanza, sottolineando la rilevanza del timing dell’esposizione e la possibile vulnerabilità metabolica in questa fase.

Per il diabete di tipo 2, le associazioni non hanno raggiunto significatività statistica, pur mostrando una tendenza positiva per PFNA, PFOA e PFOS negli studi prospettici. I dati sul diabete di tipo 1 sono scarsi e incoerenti. Per quanto riguarda i marker metabolici, le meta-analisi indicano associazioni positive tra livelli di PFAS e HOMA-IR, in particolare per PFOS e PFNA, suggerendo un possibile effetto sull’insulino-resistenza. Sono state osservate associazioni anche con HOMA-β e insulina a digiuno, mentre i risultati su glicemia a digiuno e HbA1c risultano in gran parte nulli o inconsistenti. Solo analisi di sensibilità su studi a basso rischio di bias hanno evidenziato una relazione positiva tra PFOS e HbA1c.

Gli effetti osservati sui parametri metabolici continui sono generalmente modesti e derivano spesso da studi trasversali, con limiti evidenti in termini di causalità e possibile reverse causation. Inoltre, la qualità delle evidenze è risultata moderata per alcuni PFAS “storici” e bassa per quelli a catena corta o emergenti.

Nel complesso, i dati suggeriscono che l’esposizione a determinati PFAS sia associata a un aumento del rischio di diabete gestazionale e a lievi alterazioni della sensibilità e secrezione insulinica nella popolazione generale. Tuttavia, rimangono ampie incertezze, soprattutto per il T2D, rendendo necessari studi prospettici di alta qualità per chiarire il reale impatto clinico di questi contaminanti ambientali.

https://www.thelancet.com/journals/eclinm/article/PIIS2589-5370(25)00682-0/fulltext 


Matteo Vian

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