Rischi di istoplasmosi disseminata fino a 100 volte più alti in Guyana Francese rispetto alla Francia metropolitana. È quanto emerge da uno studio retrospettivo condotto su 198.798 persone con HIV seguite in Francia e nei suoi territori d’oltremare tra il 1992 e il 2021, pubblicato su Emerging Infectious Diseases e guidato da Mathieu Nacher del Centro ospedaliero universitario della Guyana Francese, con sede a Cayenne.
Nella coorte analizzata, sono stati identificati 553 primi episodi di istoplasmosi disseminata, pari a un’incidenza di 2,8 casi per 1.000 persone-anno. I dati mostrano forti differenze geografiche: i tassi più elevati si registrano in Guyana Francese (9,41), seguiti da Guadalupa (0,76), Martinica (0,62) e Francia metropolitana (0,079).
Anche all’interno della Francia metropolitana, l’incidenza variava in modo significativo in base all’area di origine o di viaggio: 4,73 nei pazienti provenienti da America Centrale o Meridionale, 1,36 dai Caraibi, 0,19 da Africa subsahariana o Asia. Le differenze si mantenevano anche dopo l’aggiustamento per età, sesso, carica virale e conta dei linfociti CD4 al basale.
Nel trentennio osservato, lo studio rileva una progressiva riduzione dell’incidenza e della mortalità precoce associate all’istoplasmosi, attribuita all’introduzione e alla diffusione della terapia antiretrovirale. In Guyana Francese, la malattia rappresenta tuttora la principale infezione definente AIDS e la prima causa di mortalità nei pazienti HIV-positivi.
Sebbene inizialmente studiata negli Stati Uniti, l’istoplasmosi è oggi riconosciuta come endemica in numerosi paesi dell’America Latina e dei Caraibi, con livelli di rischio spesso sottovalutati anche nei contesti clinici europei. La diagnosi tempestiva nei paesi endemici è ostacolata dalla scarsa disponibilità di strumenti diagnostici, dalla nonspecificità clinica e dalla bassa consapevolezza epidemiologica. Una condizione analoga è descritta anche per l’Africa e l’Asia, dove il fungo Histoplasma capsulatum è presente ma la sua incidenza è poco documentata.
Il database FHDH, gestito dall’Agence Nationale de Recherche sur le SIDA et les Hépatites (ANRS) all’interno della coorte CO4, ha permesso di raccogliere i dati da ospedali francesi e da territori come Guyana Francese, Guadalupa, Martinica, Riunione e Mayotte, offrendo una mappatura dettagliata dell’infezione in relazione all’origine geografica dei pazienti.
L’adozione precoce della terapia antiretrovirale per tutte le persone con HIV ha ridotto sensibilmente la quota di soggetti immunocompromessi e ha contribuito a contenere l’impatto dell’istoplasmosi, ma secondo gli autori rimane essenziale una maggiore attenzione clinica al rischio nei gruppi esposti, anche in aree non endemiche.
Per i clinici europei, il dato sottolinea l’importanza di considerare la diagnosi di istoplasmosi in pazienti HIV-positivi provenienti da aree a rischio, anche in assenza di manifestazioni specifiche, soprattutto in contesti ospedalieri o nei servizi territoriali che gestiscono la presa in carico dei PWH.
Arturo Zenorini
Emerg Infect Dis. 2025;31(7):1377-1385. doi: 10.3201/eid3107.241931.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40562731/