L'adozione di modalità di trasporto fisicamente attive durante la mezza età, in particolare il ciclismo, è risultata associata a una riduzione del rischio di demenza e a un aumento del volume ippocampale, secondo un ampio studio condotto su dati della U.K. Biobank.
Rispetto a modalità di trasporto non attive, come l'uso dell'auto o dei mezzi pubblici, il ciclismo è stato correlato a un minor rischio di demenza per tutte le cause nel corso di 13 anni (HR 0,81, IC 95% 0,73-0,91), secondo quanto riportato da Liangkai Chen, Huazhong University of Science and Technology (Cina), e coautori.
La riduzione del rischio è emersa per diversi tipi di demenza: morbo di Alzheimer (HR 0,78, IC 95% 0,66-0,92), demenza a esordio giovanile (HR 0,60, IC 95% 0,38-0,95) e demenza a esordio tardivo (HR 0,83, IC 95% 0,75-0,93).
L'attività ciclistica, sia come unica forma di trasporto sia combinata con altri mezzi, è risultata significativamente associata a un maggiore volume ippocampale (β=0,05, IC 95% 0,02-0,08). Inoltre, l'allele APOE4 ha mostrato un'interazione significativa con le modalità di viaggio e il rischio di demenza per tutte le cause (P=0,02) e di demenza a esordio tardivo (P=0,04). «I nostri risultati suggeriscono che le modalità di trasporto attive, in particolare il ciclismo e le forme miste di ciclismo, si associano a volumi ippocampali più elevati. L'ippocampo è cruciale per la memoria e la funzione cognitiva, e un maggiore volume è generalmente indicativo di una migliore salute cerebrale», ha osservato Chen. Secondo il ricercatore, l'attività aerobica e l'esercizio fisico coinvolti nel ciclismo potrebbero spiegare tale risultato. «Il ciclismo, soprattutto se praticato regolarmente come mezzo di trasporto, può migliorare il flusso sanguigno cerebrale, ridurre l'infiammazione e stimolare la neurogenesi, oltre a richiedere un maggiore coinvolgimento cognitivo durante il tragitto, fattori che potrebbero contribuire alla conservazione del volume ippocampale», ha scritto Chen.
Un aspetto rilevante riguarda l'interazione gene-ambiente. «I soggetti privi della variante genetica APOE4 sembrano ottenere benefici maggiori dalle modalità di trasporto attive in termini di riduzione del rischio di demenza. Tuttavia, i dati suggeriscono che anche i portatori di APOE4 possono trarre vantaggio dal ciclismo, sebbene in misura attenuata a causa dell'influenza biologica dell'allele sui processi neurodegenerativi», ha sottolineato lo studioso.
Secondo gli autori, i risultati indicano che incentivare la mobilità attiva, soprattutto il ciclismo, rappresenta una strategia di sanità pubblica utile per migliorare la salute cerebrale su ampia scala. Gli studiosi hanno esaminato i dati di 479.723 partecipanti alla U.K. Biobank, con età media di 56,5 anni. Più della metà dei partecipanti (54,4%) erano donne; tutti erano esenti da demenza all'inizio dello studio e in grado di camminare autonomamente. Oltre l'85% apparteneva a popolazioni di origine europea. Le modalità di trasporto sono state valutate attraverso un questionario in cui i partecipanti indicavano i mezzi utilizzati con maggior frequenza nelle quattro settimane precedenti, escludendo gli spostamenti lavorativi. Le risposte sono state suddivise in quattro categorie: non attivo (auto o mezzi pubblici), solo camminata, camminata mista (combinazione di trasporto non attivo e camminata) e ciclismo o ciclismo misto (combinazione di ciclismo e altri mezzi). Quasi la metà della popolazione studiata (49,1%) risultava inattiva; il 6,8% si spostava esclusivamente a piedi, il 37% utilizzava modalità miste di camminata e il 7% faceva ricorso al ciclismo o a modalità miste di ciclismo. Nel corso di un follow-up mediano di 13,1 anni, sono stati registrati 8.845 casi di demenza e 3.956 casi di morbo di Alzheimer. Sebbene la camminata mista fosse correlata a un minore rischio di demenza rispetto alla modalità non attiva (HR 0,94, IC 95% 0,89-0,98), gli effetti della camminata in generale sono risultati meno chiari.
«Nel complesso, l'associazione tra camminata e salute cerebrale rimane incerta e necessita di ulteriori indagini», hanno osservato Chen e colleghi. «I nostri risultati suggeriscono che le modalità miste di camminata, che combinano il cammino con altre forme di trasporto ad alto coinvolgimento cognitivo (ad esempio, la guida), potrebbero avere un effetto più protettivo sulla demenza rispetto alla camminata isolata». Gli autori sottolineano che lo studio ha natura osservazionale e non permette di stabilire relazioni causali. Inoltre, le modalità di trasporto sono state auto-riferite, e la diversità etnica del campione della U.K. Biobank risulta limitata.
JAMA Netw Open. 2025;8:e2514316. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2025.14316.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40489111/