Diagnosi precoce, biomarcatori, nuove terapie e organizzazione dei servizi saranno questi i temi al centro del 56° Congresso nazionale della Società italiana di neurologia (SIN), in programma dal 24 al 27 ottobre 2026 alla Fortezza da Basso di Firenze. L’evento mette al centro il passaggio dai progressi della ricerca alla loro applicazione nella pratica clinica, con particolare attenzione all'accesso alle cure e alla presa in carico dei pazienti nei diversi territori.
Sono oltre 2.000 i partecipanti attesi nelle quattro giornate congressuali, durante le quali saranno presentati 1.280 contributi scientifici tra comunicazioni orali e poster. Il programma comprende inoltre 13 corsi di aggiornamento ECM, sessioni plenarie, workshop, simposi e letture magistrali.
«La neurologia sta vivendo una fase di straordinaria trasformazione, caratterizzata dall'arrivo di nuove terapie, dall'integrazione delle tecnologie digitali e da una crescente capacità di intervenire precocemente sui principali disturbi neurologici», dichiara Mario Zappia, presidente della SIN, nel comunicato di presentazione del congresso. Secondo Zappia, l'appuntamento di Firenze rappresenta un'occasione per condividere conoscenze e rafforzare il rapporto tra ricerca, assistenza e formazione, accompagnando l'evoluzione della disciplina verso una neurologia più personalizzata, multidisciplinare e orientata alla prevenzione.
Le prospettive diagnostiche e terapeutiche costituiscono uno dei principali filoni del programma scientifico. Come evidenzia Maria Pia Amato, presidente esecutivo del congresso, biomarcatori fluidi e di neuroimmagine, genetica, immunologia e tecnologie digitali stanno ampliando le possibilità di riconoscere precocemente i processi patologici, stratificare il rischio e personalizzare i trattamenti.
La sclerosi multipla rappresenta uno degli ambiti nei quali questa evoluzione è già evidente, grazie alla disponibilità di trattamenti capaci di modificare il decorso della malattia e alla possibilità di integrare diversi biomarcatori nelle strategie diagnostiche e terapeutiche. Nella malattia di Alzheimer, l'identificazione attraverso biomarcatori plasmatici e di neuroimmagine si accompagna allo sviluppo di terapie dirette contro specifici meccanismi biologici. Ulteriori prospettive di ricerca riguardano le terapie basate sull'RNA, l'editing genetico e le strategie cellulari, comprese le CAR-T.
Questi progressi pongono anche questioni di sicurezza, sostenibilità ed equità di accesso. Amato richiama la necessità di costruire équipe multidisciplinari e assicurare percorsi omogenei nei diversi territori, affinché le innovazioni terapeutiche possano raggiungere, in condizioni appropriate, le persone alle quali sono destinate.
L'organizzazione dell'assistenza rappresenta un altro tema centrale. Claudio Gasperini, vicepresidente SIN, sottolinea che l'evoluzione della neurologia richiede reti cliniche integrate, capaci di collegare centri ad alta specializzazione, ospedali e territorio attraverso percorsi condivisi e standard omogenei di qualità.
La programmazione dei servizi, osserva Gasperini, deve partire dalla conoscenza del numero dei neurologi, della loro distribuzione e dei bisogni assistenziali. Occorrono dati sulle strutture, sulle attività e sulle competenze professionali per affrontare le disomogeneità territoriali. Parallelamente, la formazione dovrà integrare biomarcatori, neuroimmagine avanzata, genetica, tecnologie digitali e intelligenza artificiale, mantenendo centrali il ragionamento clinico e la relazione con il paziente.
Accanto all'innovazione terapeutica, il congresso dedica ampio spazio alla prevenzione e alla salute del cervello. Secondo i dati del Global Burden of Disease richiamati dalla SIN, i disturbi neurologici rappresentano la principale causa di disabilità e la seconda causa di morte nel mondo. In Italia si stima che oltre 7 milioni di persone soffrano di emicrania, circa 12 milioni di disturbi del sonno e oltre 2 milioni di decadimento cognitivo o demenza.
Alessandro Padovani, direttore scientifico di Neurologia33, richiama l'importanza di preservare la funzione neurologica prima della comparsa della disabilità. La prevenzione, sottolinea, non consiste soltanto nella riduzione dei fattori di rischio, ma anche nel rafforzamento delle capacità funzionali e nel ritardare la manifestazione clinica delle malattie.
La crescente sensibilità dei biomarcatori rende tuttavia necessario distinguere le condizioni di rischio dalla malattia clinicamente manifesta. Padovani evidenzia che anticipare la diagnosi senza disporre di interventi appropriati può determinare medicalizzazione, ansia e utilizzo non giustificato di risorse. Da qui la necessità di percorsi graduati, con valutazioni semplici e ripetibili sul territorio e approfondimenti specialistici riservati alle persone che presentano elementi di vulnerabilità.
Il Congresso di Firenze affronterà questi temi attraverso sessioni dedicate alle malattie neurodegenerative, alla sclerosi multipla, all'ictus, alle cefalee, alle epilessie, alle malattie neuromuscolari, ai biomarcatori e alle applicazioni dell'intelligenza artificiale.