L’esposizione agli agonisti del recettore GLP-1 nelle donne con diabete non risulta associata a un aumento della maggior parte degli esiti avversi della gravidanza sulla base delle evidenze oggi disponibili. Restano però ampie lacune, in particolare sull’aborto spontaneo, sull’uso oltre il primo trimestre e nel periodo post-partum. È quanto emerge da una revisione sistematica e metanalisi presentata all’Annual Meeting della European Association for the Study of Diabetes (EASD), in corso a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre, e pubblicata su The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health.
L’analisi ha incluso sette studi e oltre 43.000 donne con diabete esposte agli agonisti GLP-1. Sei studi su sette hanno valutato l’esposizione nel primo trimestre, mentre uno ha considerato l’utilizzo nei dodici mesi precedenti la gravidanza. Secondo gli autori, i tempi esatti dell’esposizione non erano sempre documentati in modo adeguato.
La metanalisi non ha rilevato associazioni significative tra esposizione ai GLP-1 RA e rischio di parto pretermine, morte fetale o neonatale, parto cesareo, disturbi ipertensivi della gravidanza o pre-eclampsia e nascita di bambini piccoli per l’età gestazionale.
Un dato richiede particolare cautela. La perdita precoce della gravidanza, entro 14-22 settimane e comprendente sia aborto spontaneo sia interruzione volontaria, è risultata più frequente del 31% tra le donne esposte. Il risultato deriva però da due soli studi e, nello studio che comprendeva il 99% delle partecipanti considerate per questo esito, non era possibile distinguere gli aborti spontanei dalle interruzioni volontarie. Gli autori sottolineano quindi i limiti interpretativi del dato.
Il lavoro ha portato anche alla definizione delle prime raccomandazioni internazionali di consenso sull'impiego dei GLP-1 RA nel percorso riproduttivo delle donne con diabete. Il gruppo, composto da 42 specialisti con rappresentanza internazionale e con il contributo di 60 donne con esperienza diretta, sostiene il possibile impiego di questi farmaci per ottimizzare la salute metabolica prima del concepimento, soprattutto nelle donne con diabete tipo 2, prevedendone tuttavia la sospensione prima di una gravidanza programmata.
Le evidenze sull’esposizione durante il secondo e terzo trimestre restano invece molto limitate. Scarsi anche i dati sul periodo successivo al parto e sull’allattamento. Gli studi disponibili indicano che i GLP-1 RA somministrati per via sottocutanea sono assenti o presenti in concentrazioni trascurabili nel latte materno, ma mancano dati clinici sufficienti sulla sicurezza nei bambini allattati al seno.
Secondo gli autori, le conoscenze attuali non consentono quindi di definire complessivamente benefici e rischi della terapia con GLP-1 RA lungo l’intero percorso riproduttivo. Sono necessari studi prospettici su fertilità, gravidanza, allattamento e sugli esiti a lungo termine per madre e bambino.