Una grande meta-analisi su dati individuali di paziente conferma che la catena leggera dei neurofilamenti (NfL) misurata nel sangue cresce in modo prevedibile dopo un ictus ischemico, distingue con buona accuratezza i pazienti ischemici dai soggetti sani, e si associa sia alle complicanze intraospedaliere sia all'esito clinico a tre mesi. È uno dei tentativi più ampi e rigorosi finora condotti per trasformare l'NfL da biomarcatore di ricerca a strumento potenzialmente utilizzabile al letto del paziente.
Il lavoro porta la firma di un consorzio internazionale guidato da Lorenzo Barba, Michele Romoli, Markus Otto e Valeria Caso, con la partecipazione di gruppi di Halle, Basilea, Porto, Dresda, Würzburg, Pavia, Monaco, Graz, Göteborg, Odense, Daegu, Bangkok, Mainz, L'Aquila, Londra e altri centri europei e asiatici. Lo studio è stato pubblicato su Journal of Neurology.
Gli autori hanno condotto una ricerca sistematica della letteratura e raccolto dati individuali da 18 studi pubblicati più tre coorti inedite, ottenendo informazioni cliniche, radiologiche e biochimiche su quasi tremila partecipanti. I valori di NfL sono stati trasformati in punteggi Z corretti per età e indice di massa corporea, calcolati su una popolazione di riferimento di controlli sani, e analizzati a intervalli temporali precisi dopo l'esordio dei sintomi: dalle prime 24 ore fino a oltre una settimana. Gli esiti considerati sono stati la scala di Rankin modificata e la sopravvivenza a tre mesi.
Sono stati analizzati 4081 valori di NfL provenienti da 2872 partecipanti, comprendenti pazienti con ictus ischemico, attacchi ischemici transitori e controlli sani. Nei pazienti ischemici il punteggio Z dell'NfL è salito progressivamente, da un valore mediano di 2,0 nelle prime 24 ore a 3,5 dopo cinque-sette giorni. La capacità di distinguere l'ictus dai controlli sani è risultata molto elevata, con un'area sotto la curva compresa tra 0,79 e 0,97, mentre la distinzione rispetto al TIA è risultata più modesta. Un valore elevato di NfL già nelle prime 24 ore si è associato a un rischio maggiore di emorragia intracranica sintomatica, e dal secondo giorno in poi la correlazione con il volume della lesione ischemica è diventata molto forte. L'NfL ha predetto in modo indipendente sia la disabilità a tre mesi sia la mortalità.
Questi dati rafforzano l'idea che l'NfL possa diventare un complemento utile, non un sostituto, della valutazione clinica e radiologica nell'ictus ischemico: un singolo prelievo nelle prime ore può aggiungere informazione prognostica su emorragia, volume di danno ed esito funzionale, ed è teoricamente compatibile con piattaforme di dosaggio rapido già impiegate per altri biomarcatori come la GFAP. Prima di un uso clinico routinario restano da chiarire le soglie operative per singolo paziente, l'influenza di comorbidità come l'insufficienza renale, e l'integrazione con i punteggi clinici esistenti, ma la traiettoria della ricerca punta verso un pannello di biomarcatori ematici sempre più maturo per la medicina dell'ictus.