Un piccolo studio pilota suggerisce che un test digitale di dieci minuti, basato su realtà aumentata e apprendimento automatico, riesca a identificare correttamente tutti i pazienti con Parkinson già classificati clinicamente come affetti da decadimento cognitivo lieve (PD-MCI), e segnali inoltre un numero consistente di altri pazienti con un possibile deterioramento cognitivo subclinico non ancora colto dalla valutazione standard.
Il lavoro è firmato da un gruppo multicentrico che comprende Karolina Poplawska-Domaszewicz e colleghi dell'Università di Medicina di Poznań, insieme a clinici del King's College Hospital di Londra e Dubai, dell'Università di Padova e pubblicato su Frontiers in Aging Neuroscience.
Lo strumento, chiamato Altoida NeuroMarker, è un test digitale autosomministrato su tablet, della durata di dieci minuti, composto da tredici prove cognitive e funzionali che integrano elementi di realtà aumentata. È stato applicato a 21 pazienti con malattia di Parkinson, e la classificazione automatica di decadimento cognitivo lieve è stata confrontata con quella stabilita dal clinico tramite valutazione neuropsicologica standard, comprendente MMSE, ACE-III, stadio di Hoehn e Yahr e scala di depressione di Beck. Le prestazioni sono state quantificate con sensibilità, specificità, valori predittivi positivo e negativo, accuratezza e coefficiente kappa di Cohen.
Il dispositivo ha identificato correttamente tutti i sei casi di PD-MCI già riconosciuti dal clinico, raggiungendo una sensibilità del 100%, e ha inoltre classificato come probabili casi di decadimento cognitivo altri undici pazienti non etichettati come tali dalla valutazione clinica tradizionale. La specificità, però, è risultata bassa, intorno al 27%, con un valore predittivo positivo del 35% e un'accuratezza complessiva del 47,6%; l'accordo con il giudizio clinico, misurato dal coefficiente kappa, è stato modesto.
Questi numeri vanno letti con la cautela che gli stessi autori raccomandano: il campione è piccolo, gli intervalli di confidenza sono ampi e manca un follow-up longitudinale che confermi se i pazienti "extra" segnalati dallo strumento sviluppino davvero un decadimento cognitivo clinicamente rilevante nel tempo. Detto questo, la sensibilità del 100% e il valore predittivo negativo altrettanto elevato indicano che uno strumento di questo tipo potrebbe avere un ruolo come test di screening rapido in ambulatorio, utile per decidere chi inviare a un approfondimento neuropsicologico completo, piuttosto che come strumento diagnostico definitivo. Resta da capire, con studi più ampi, se i casi falsi positivi rappresentino davvero forme subcliniche precoci o semplicemente un limite di specificità dello strumento.