Uno studio multicentrico italiano-internazionale mostra che un indice di risonanza magnetica che stima l'efficienza della clearance glinfatica del cervello, il DTI-ALPS, è più basso nei pazienti con decadimento cognitivo lieve dovuto a malattia di Alzheimer rispetto a quelli con decadimento cognitivo lieve di altra origine, e si associa sia ai marcatori liquorali di patologia di Alzheimer sia a un'alterazione specifica dei ritmi alfa dell'elettroencefalogramma a riposo.
Lo studio è stato condotto da un ampio consorzio coordinato da Susanna Lopez, Claudio Del Percio e Claudio Babiloni, della Sapienza Università di Roma, con la partecipazione di numerosi centri italiani, tra cui Genova, Napoli, Salerno, Chieti, Brescia, Troina e Padova, insieme a gruppi turchi e svizzeri. Il lavoro è apparso su Alzheimer's & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring.
I ricercatori hanno confrontato pazienti con decadimento cognitivo lieve dovuto ad Alzheimer (ADMCI) e pazienti con decadimento cognitivo lieve non dovuto ad Alzheimer (noADMCI), appaiati per caratteristiche cliniche, analizzando dati clinici, neuroimaging e tracciati EEG a riposo. L'indice DTI-ALPS, che sfrutta la diffusione dell'acqua lungo gli spazi perivascolari per stimare indirettamente l'efficienza del drenaggio glinfatico, è stato calcolato secondo metodiche standard, insieme alle componenti periodiche e aperiodiche dello spettro di potenza dell'EEG, con particolare attenzione ai ritmi alfa che sottendono la vigilanza tranquilla.
Un indice DTI-ALPS più basso si è associato, nell'intera popolazione di pazienti con decadimento cognitivo lieve, a un carico maggiore di patologia di Alzheimer, a più estese lesioni della sostanza bianca, a una riduzione dei ritmi alfa periodici dell'EEG e a una performance cognitiva peggiore. Il gruppo ADMCI, rispetto al gruppo noADMCI, presentava un indice DTI-ALPS più basso, un carico di patologia di Alzheimer maggiore e ritmi alfa periodici più ridotti nelle regioni posteriori dello scalpo. È stata inoltre osservata una relazione tra l'indice DTI-ALPS e le prestazioni di memoria, sia immediata che logica.
Questi risultati rafforzano l'ipotesi che la disfunzione del sistema di clearance glinfatica non sia solo un epifenomeno, ma un meccanismo potenzialmente coinvolto nell'accumulo di patologia amiloide e tau e nelle conseguenti alterazioni funzionali della rete corticale, qui colte attraverso un correlato elettrofisiologico facilmente misurabile come i ritmi alfa. Per il neurologo che si occupa di decadimento cognitivo, l'indice DTI-ALPS, ottenibile da sequenze di risonanza magnetica relativamente diffuse, potrebbe in futuro affiancarsi ai marcatori liquorali e all'EEG quantitativo come strumento di supporto nella diagnosi differenziale tra forme di MCI legate e non legate all'Alzheimer, e come possibile bersaglio per studiare interventi che favoriscano la clearance cerebrale, dal sonno alla postura fino a future terapie mirate sul sistema glinfatico.