Il primo atto della chirurgia artroscopica dell'anca non avviene in sala operatoria, ma nell'ambulatorio. L'indicazione precede il gesto tecnico, e condiziona il risultato più di qualsiasi strumento artroscopico. La morfologia cam o pincer è frequente anche in soggetti asintomatici; per questo la diagnosi di sindrome da conflitto femoro-acetabolare richiede la convergenza di tre elementi: sintomi compatibili, segni clinici provocativi e imaging coerente.
Il dolore tipico è anteriore o inguinale, si accentua in flessione, rotazione interna, accosciamento e nelle attività sportive con cambi di direzione, ma può irradiarsi alla regione trocanterica, lombare o adduttoria, complicando il quadro diagnostico. L'esame clinico non deve limitarsi alla ricerca di un FADIR positivo: occorre valutare la limitazione della rotazione interna, i deficit di forza dell'arto, il controllo lombo-pelvico, i segni di instabilità e le patologie extra-articolari che possono mimare o coesistere con il conflitto. Un test positivo senza contesto clinico ha un valore orientativo, non diagnostico.
L'imaging parte dalle radiografie standardizzate del bacino e dell'anca, integrate da proiezioni laterali per quantificare la deformità tipo cam (alpha-angle, offset testa-collo), valutare la copertura acetabolare (LCEA), stimare la versione (posterior wall sign) e riconoscere i segni precoci di artrosi. La risonanza magnetica, preferibilmente con protocolli dedicati all'anca, fornisce informazioni fondamentali riguardo labbro, cartilagine e lesioni associate, ma non sostituisce il ragionamento clinico.
L'artroscopia trova la sua indicazione quando dolore, limitazione funzionale e danno intra-articolare sono attribuibili a una causa meccanica correggibile, in un paziente che ha già percorso un adeguato iter conservativo. Artrosi avanzata, riduzione significativa della rima articolare, displasia franca, dolore prevalentemente extra-articolare o aspettative non realistiche riducono concretamente la probabilità di un esito soddisfacente. Il paziente ideale non è semplicemente "giovane e sportivo": è un paziente in cui l'obiettivo di preservare l'articolazione è biologicamente e meccanicamente credibile.
Comunicare correttamente l'indicazione è parte integrante della terapia. L'artroscopia può migliorare il dolore e la funzione, ma non è una scorciatoia universale né una garanzia contro la progressione artrosica. È inoltre importante sottolineare il fatto che, per il paziente sportivo, che ambisce ad un ritorno all’attività allo stesso livello prestativo, il corretto timing dell’intervento rappresenta un punto di fondamentale importanza.
Il consenso informato deve includere le alternative terapeutiche, i tempi e i contenuti del percorso riabilitativo, e la possibilità di esiti parziali o insoddisfacenti. La buona indicazione nasce da un concetto chiave: non operare senza che sintomi, segni clinici e imaging convergano in modo coerente verso una causa meccanica identificabile e correggibile.
Riferimenti bibliografici
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Grano Giovanni
U.O.A di Ortopedia Casa di cura Villa Berica – Vicenza
Auci AlessioRadiologia Interventistica, Azienda USL Toscana Nord Ovest, Toscana, Italia
Bisciotti Gian Nicola
Kinemove Rehabilitation Center, Pontremoli (MS), Italia
Di Pietto Francesco
Dipartimento di Diagnostica per Immagini, Pineta Grande Hospital, Castel Volturno (CE)