Ogni anno nel mondo un bambino su dieci nasce prima della trentasettesima settimana gestazionale. La prematurità rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la salute neonatale e resta associata a conseguenze che possono influire sul percorso di sviluppo nei primi anni di vita. Lo ricordano la Società Italiana di Neonatologia (Sin) e la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia) in occasione della Giornata mondiale della prematurità del 17 novembre.
Secondo il Rapporto CeDAP 2025, in Italia la percentuale dei parti pretermine è pari al 6,24 per cento del totale delle nascite, per un totale di circa ventitremila seicento neonati ogni anno. Tra questi, il 5,82 per cento nasce molto pretermine, tra ventotto e trentuno settimane, e il 3,38 per cento estremamente pretermine, tra ventidue e ventisette settimane.
La Sin evidenzia che la prematurità è la principale causa di mortalità neonatale sotto i cinque anni e richiama le differenze di sopravvivenza tra Paesi: nei nati estremamente pretermine la sopravvivenza alla dimissione è circa del settanta per cento nei Paesi ad alto reddito e del quarantaquattro per cento nei Paesi a basso e medio reddito. In Italia, i dati del report INNSIN 2024 mostrano una sopravvivenza superiore al novanta per cento oltre le ventotto settimane.
Un aspetto centrale riguarda il neurosviluppo. Sinpia ricorda che dal venticinque al cinquanta per cento dei nati pretermine può sviluppare disturbi come autismo, ADHD, disturbi della coordinazione motoria o disabilità intellettiva. «Anche in assenza di lesioni strutturali, il cervello del pretermine si sviluppa in un ambiente diverso da quello naturale dell’utero materno, con possibili esiti sullo sviluppo cognitivo, sensoriale e relazionale», afferma Elisa Fazzi, presidente Sinpia.
La Sin ricorda l’importanza di cure di elevata qualità fin dai primi istanti, del contatto precoce genitore-bambino e dell’assistenza personalizzata nelle Terapie Intensive Neonatali. Tra gli interventi sostenuti dalle società scientifiche figurano il metodo “Kangaroo Care”, programmi di intervento precoce, gestione sistematica del dolore e continuità assistenziale dopo la dimissione.
Le società scientifiche richiamano inoltre il ruolo della nutrizione nei primi giorni di vita. Le linee guida internazionali e nazionali raccomandano il latte materno o, in alternativa, latte umano donato; il recente documento del Ministero della Salute sulle banche del latte umano donato punta a migliorare l’accesso al latte umano anche nei reparti privi di banca dedicata.
Tra le attività di ricerca, Sinpia cita studi italiani dedicati alla neuroprotezione precoce e alla plasticità cerebrale del neonato, incluse le iniziative sul ruolo della melatonina contro lo stress ossidativo e i programmi di riabilitazione visiva precoce fin dai primi mesi. «La plasticità cerebrale rappresenta una risorsa fondamentale e l’ambiente può diventare un fattore protettivo quando orientato e sostenuto», sottolinea Fazzi.
Le società scientifiche richiamano anche l’importanza del follow-up. La rete Baby@Net, istituita dall’Istituto Superiore di Sanità con il contributo delle principali società scientifiche, tra cui Sin e Sinpia, ha l’obiettivo di monitorare le traiettorie evolutive dei bambini nati pretermine fino all’età scolare. «Il follow-up è indispensabile per individuare i bambini più fragili e per orientare le politiche di sanità pubblica», conclude Fazzi.