L’ibogaina entra per la prima volta in un programma di ricerca clinica sostenuto direttamente dal governo statunitense. Gli studi, ancora in fase iniziale, valuteranno il composto nella dipendenza da oppioidi e nel disturbo da stress post-traumatico.
Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani finanzierà i trial attraverso l’Advanced Research Projects Agency for Health e il National Institute on Drug Abuse. L’iniziativa segue un ordine esecutivo del governo di aprile che ha destinato 50 milioni di dollari alla ricerca federale sull’ibogaina. La FDA ha intanto aperto una consultazione, con scadenza al 20 novembre, sulla progettazione degli studi, selezione delle dosi, criteri di arruolamento, monitoraggio della sicurezza, condizioni per interrompere i trial e modalità di supervisione. L’ibogaina è un composto presente nelle radici dell’arbusto africano iboga ed è classificata negli Stati Uniti nella Schedule I, la categoria più restrittiva delle sostanze controllate: non è autorizzata come trattamento medico e può essere studiata solo nell’ambito di ricerche sottoposte a specifiche autorizzazioni. La FDA ha già segnalato rischi rilevanti, tra cui aritmie potenzialmente letali e possibile tossicità cerebrale. Proprio la sicurezza cardiaca viene indicata dagli esperti come uno dei principali ostacoli da chiarire prima di un eventuale impiego terapeutico più ampio.
Cristoforo Zervos