Pubblicate su The Lancet dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dalla Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO) e dalla Confederazione Internazionale delle Ostetriche (ICM), le nuove linee guida sull’emorragia post-partum (PPH) definiscono un approccio più rapido e standardizzato alla diagnosi e al trattamento di una delle principali cause di mortalità materna nel mondo.
La PPH, caratterizzata da una perdita di sangue eccessiva dopo il parto, provoca ogni anno circa 45 000 decessi e milioni di casi di complicanze gravi. Il documento, presentato al Congresso Mondiale FIGO 2025 di Città del Capo, rappresenta il primo riferimento globale interamente dedicato alla prevenzione e alla gestione dell’emorragia post-partum.
Le linee guida sottolineano l’importanza di una corretta assistenza prenatale e postnatale e del trattamento dell’anemia in gravidanza, principale fattore di rischio per la PPH. È raccomandata l’integrazione quotidiana di ferro e acido folico, con somministrazione endovenosa nei casi di deficit severo o mancata risposta alla terapia orale.
Si sconsiglia l’uso routinario dell’episiotomia, mentre si promuove il massaggio perineale come misura preventiva per ridurre il rischio di lacerazioni e sanguinamento.
Durante la terza fase del travaglio è indicata la somministrazione di un uterotonico di qualità certificata – preferibilmente ossitocina o carbetocina termostabile – mentre il misoprostolo è considerato un’alternativa nei contesti privi di catena del freddo.
Le raccomandazioni abbassano la soglia diagnostica di PPH da 500 a 300 mL di perdita ematica, invitando a intervenire immediatamente in presenza di segni vitali anomali. È inoltre consigliato l’uso di teli calibrati per la misurazione accurata del sangue perso, al fine di individuare precocemente i casi di emorragia e avviare subito il trattamento.
Le linee guida introducono il protocollo MOTIVE, che prevede una sequenza di interventi coordinati: Massaggio uterino, somministrazione di ossitocici, impiego di acido tranexamico (TXA) per ridurre le perdite, infusione endovenosa di liquidi, ispezione del tratto genitale per individuare eventuali lesioni e rapida escalation delle cure in caso di persistenza del sanguinamento. Nei casi refrattari sono previste trasfusioni o procedure chirurgiche di stabilizzazione.
Il documento include strumenti di formazione e supporto all’implementazione, sviluppati con l’UNFPA, tra cui moduli pratici per operatori sanitari, guide nazionali per l’adozione dei protocolli e programmi di simulazione per la gestione delle emergenze.
“L’emorragia post-partum può evolvere rapidamente, ma i decessi sono prevenibili con un’assistenza tempestiva e standardizzata”, ha dichiarato Jeremy Farrar, vicedirettore generale dell’OMS.
Per Anne Beatrice Kihara, presidente FIGO, “le nuove raccomandazioni mirano a garantire che ogni donna riceva la cura adeguata al momento giusto, anche in contesti a risorse limitate”.
Secondo le stime dell’OMS, la piena applicazione delle linee guida potrebbe prevenire oltre 25 000 decessi materni ogni anno, rappresentando un passo concreto nella tutela della salute riproduttiva globale.
Matteo Vian