Uno studio pubblicato nel Morbidity and Mortality Weekly Report ha valutato l’impatto dell’introduzione su larga scala della vaccinazione materna contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) e dell’anticorpo monoclonale nirsevimab nella stagione 2024–2025.
Sono stati utilizzati i dati di sorveglianza provenienti da due sistemi statunitensi: RSV-NET e NVSN. Entrambi hanno condotto sorveglianza attiva e basata sulla popolazione per ospedalizzazioni confermate da laboratorio nei bambini sotto i cinque anni. I tassi di ospedalizzazione da ottobre 2024 a febbraio 2025 sono stati confrontati con quelli delle stagioni pre-COVID (2018–2020).
Rispetto alle 11.681 ospedalizzazioni avute nel periodo 2018-2020, nella stagione 2024–2025 se ne sono osservate 6.708.
Nei bambino dai 0 ai 7 mesi di vita si è osservata una riduzione del 43% (database RSV-NET) e del 28% (NVSN) mesi, con picchi di efficacia nei neonati di 0–2 mesi (fino al 71% di riduzione). Al contrario, i tassi sono aumentati nelle fasce 8–19 mesi e 20–59 mesi, suggerendo una maggiore severità della stagione per i bambini non protetti.
Nei gruppi 8–19 mesi e 20–59 mesi, i tassi sono invece aumentati rispetto alle stagioni pre-pandemiche, indicando una maggiore severità dell’epidemia tra i bambini non protetti. La riduzione osservata nei neonati sembra quindi attribuibile all’efficacia degli interventi preventivi.
L’RSV è la principale causa di ospedalizzazione infantile, con il rischio più elevato nei neonati sotto i due mesi. Ogni stagione RSV mette sotto pressione i sistemi sanitari pediatrici, specialmente nei mesi invernali. Fino a poco tempo fa, le opzioni preventive erano limitate. Nel 2023 sono stati introdotti due nuovi strumenti: un vaccino materno somministrato in gravidanza avanzata e nirsevimab, un anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione per i neonati.
Pur trattandosi di un’analisi ecologica — quindi senza dati individuali che colleghino direttamente la somministrazione del prodotto alla riduzione dei ricoveri — i risultati indicano che l’impiego combinato di vaccinazione materna e nirsevimab ha contribuito significativamente alla riduzione dei ricoveri nei lattanti. L’efficacia è stata maggiore laddove la distribuzione dei prodotti è avvenuta prima del picco stagionale.
I ricercatori, infine, sottolineano l’importanza della somministrazione precoce e diffusa di queste misure preventive, oltre alla necessità di ulteriori studi per valutare la loro efficacia a lungo termine ed equità d’accesso.