Attualità
Virus respiratorio sinciziale
28/02/2024

Virus respiratorio sinciziale, neonatologi Sin: prevenzione con nuovo anticorpo monoclonale

A chiederlo la Sin in una lettera aperta al ministro della Salute, alla ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, ai Presidenti delle Regioni e agli Assessori regionali alla Sanità

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Offrire ai bambini italiani "le stesse opportunità di salute degli altri bambini europei" attuando la prevenzione universale delle malattie da Virus respiratorio sinciziale (Vrs) per tutti i neonati con la somministrazione dell'anticorpo monoclonale Nirsevimab ed "evitando, nel contempo, che ci siano incomprensibili differenze addirittura tra le diverse Regioni del nostro paese, dovute a un'analisi sommaria dei costi a discapito della salute dei nostri piccoli".
Lo chiede la Società Italiana di Neonatologia (Sin) in una lettera aperta al ministro della Salute, alla ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, ai Presidenti delle Regioni e agli Assessori regionali alla Sanità. Questo nuovo anticorpo monoclonale, spiega la Sin, è in grado con una sola somministrazione di proteggere il bambino per almeno 5 mesi riducendo del 77% le infezioni respiratorie da Vrs che richiedono ospedalizzazione e dell'86% il rischio di ricovero in Terapia Intensiva. Il Vrs causa un'infezione delle vie respiratorie in più del 60% dei bambini nel primo anno di vita e in quasi tutti entro il secondo anno di vita. L'infezione può essere molto grave e, infatti, il 4% dei bambini colpiti che hanno meno di un anno richiede il ricovero in ospedale e tra questi uno su cinque deve essere ricoverato in Intensiva. Ogni anno, anche in Italia, si verifica durante la stagione epidemica, tra ottobre/novembre - marzo/aprile, una vera e propria epidemia. Il modo più efficace per combatterla è la prevenzione. Per questo, scrive la Sin, "il Board del Calendario Vaccinale per la Vita già nel febbraio del 2023 ha suggerito la necessità di adottare una strategia di prevenzione universale delle malattie da Vrs per tutti i neonati. Questo si può ottenere somministrando il Nirsevimab direttamente in ambito ospedaliero, prima della dimissione dal reparto di maternità, dai servizi territoriali o dal Pediatra di libera scelta". Tutte queste considerazioni hanno spinto la Regione Autonoma Valle d'Aosta e alcuni paesi europei, come la Spagna e la Germania, afferma il presidente Sin Luigi Orfeo, "ad introdurre la prevenzione universale delle malattie da Virus Respiratorio Sinciziale con il Nirsevimab già dalla stagione epidemica 2023". "Ciò premesso - affermano i neonatologi - sta sollevando grande preoccupazione il fatto che le Regioni italiane stanno affrontando questo tema in modo eterogeneo suggerendo, in certi casi, di limitare l'uso del Nirsevimab ad un numero ristretto di bambini, spinte dall'obiettivo di limitare i costi più che da obiettivi di salute pubblica".
Ciò, conclude la Società, "con riferimento anche alla disponibilità del vaccino anti-Vrs da somministrare durante il terzo trimestre di gravidanza, verosimilmente a spese della gestante".

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