Scienziato e ricercatore, il Dr. Dell’Acqua ha alle spalle una lunga carriera nella ricerca medica e, da oltre vent’anni, nell’industria della cosmetica, dove ha guidato progetti di innovazione e sviluppo di ingredienti e prodotti per la skin care.
Il suo intervento ha affrontato un tema cruciale: l’impatto del cambiamento climatico sull’industria cosmetica. Un argomento che non può più essere ignorato, dato che le alterazioni ambientali stanno influenzando profondamente le materie prime naturali, cuore di molte formulazioni cosmetiche.
Materie prime a rischio: meno qualità e più costi
Le coltivazioni da cui si estraggono molti ingredienti naturali sono sempre più vulnerabili. Cicli alterati di temperatura, acqua e aria, insieme all’aumento dei gas serra, modificano i ritmi di crescita e riproduzione delle piante. Ciò si traduce in una riduzione della quantità e, spesso, anche della qualità degli ingredienti. Ad esempio, l’aumento di CO₂ favorisce la crescita delle piante ma anche delle infestanti, compromettendo il contenuto nutritivo e vitaminico. Inoltre, alluvioni e siccità influenzano negativamente i raccolti, e la qualità del suolo si deteriora, aumentando i costi e rendendo più difficile reperire materie prime di alto livello.
Innovazione e nuove tecnologie agricole
Di fronte a questi cambiamenti, l’industria cosmetica sta iniziando a reagire. Nuove tecniche di coltivazione sostenibile stanno prendendo piede: vertical farming, aeroponica, idroponica e riproduzione meristematica permettono di produrre ingredienti in ambienti controllati, senza pesticidi e con minor uso di acqua. Anche la biotecnologia sta guadagnando terreno, seppur con costi ancora elevati. Tuttavia, resta il dubbio: può un ingrediente prodotto in laboratorio e in modo sostenibile sostituire la ricchezza dei fitocomplessi di una pianta cresciuta in natura?
Cambiamenti climatici: conseguenze globali
Il cambiamento climatico non colpisce solo la quantità ma anche la distribuzione geografica delle piante. L’avocado in California, ad esempio, potrebbe ridursi del 40% nei prossimi vent’anni. Le coltivazioni di lavanda, rosa e gelsomino nella zona di Grasse sono a rischio per le continue siccità. L’innalzamento del livello del mare minaccia le zone di coltivazione del cocco. Le piante medicinali di montagna, invece, stanno migrando verso altitudini più elevate, modificando habitat e composizione chimica.
Upcycling: trasformare lo scarto in risorsa
Un’altra risposta innovativa è l’upcycling, ovvero il riutilizzo degli scarti agricoli e produttivi per ottenere nuovi ingredienti cosmetici. Foglie di carciofo, bucce di frutta, residui di mirtillo: tutti materiali che possono essere fonte di antiossidanti e principi attivi preziosi. In Europa si parla di “materie prime seconde” per valorizzare questi scarti ed eliminarne la connotazione negativa. Oggi, un terzo degli ingredienti funzionali sul mercato proviene da tecniche sostenibili e di recupero.
Verso una cosmesi trasparente e responsabile
La transizione verso la sostenibilità è spinta da due forze principali: la crescente consapevolezza dei consumatori e le normative governative. Negli Stati Uniti, ad esempio, la Federal Trade Commission (FTC) sanziona le aziende che praticano greenwashing, obbligandole a modificare le etichette o a ritirare i prodotti dal mercato. È un primo passo verso una disciplina comune che tuteli sia l’ambiente sia i consumatori.
Conclusioni
Come ha ribadito Giorgio Dell’Acqua, oggi non è più possibile ignorare l’urgenza del cambiamento. Serve una filiera cosmetica più resiliente, innovativa e consapevole, che coniughi tecnologia, agricoltura sostenibile e trasparenza. È il momento di educare, collaborare e trasformare la crisi in un’opportunità per un futuro più verde, anche nel mondo della bellezza.