Di Lorenzo Holneider, Piero L Valentini
Le lesioni muscolari degli ischiocrurali o hamstrings (hamstring strain injuries, HSI) sono fra i più comuni infortuni negli atleti, sia di livello professionistico che dilettantistico, e possono comportare una prolungata sospensione dell’attività sportiva. Esse rappresentano fra il 12% e il 26% di tutti gli infortuni subiti dagli sportivi e sono associate a un elevato rischio di recidiva, con il re-infortunio che colpisce in media tra il 14% e il 63% degli atleti già lesionati in passato. La storia di precedenti HSI è, infatti, uno dei principali fattori di rischio immodificabili per questo tipo di lesioni. Le recidive sono spesso di gravità radiologica uguale o peggiore rispetto al primo infortunio e sono associate a un ritardato ritorno allo sport, con ripercussioni importanti per gli atleti d’élite, anche in termini economici e professionali. Questi infortuni sono, quindi, considerati pericolosi per la carriera di un atleta e, nei casi più gravi, possono portare al ritiro prematuro dalla pratica sportiva. Pertanto, la prevenzione dell’incidenza di HSI e, qualora si verifichi una lesione, un intervento riabilitativo adeguato che limiti il più possibile il rischio di reinfortunio, rivestono un ruolo fondamentale nella gestione a lungo termine della salute degli atleti. L’obiettivo di questa ricerca è fornire a fisioterapisti e preparatori atletici una sintesi delle più recenti evidenze scientifiche al riguardo, al fine di migliorare la pratica clinica e ridurre al minimo i futuri tassi di HSI.
MATERIALI E METODI
La strategia di ricerca bibliografica adottata per la stesura di questo articolo ha previsto l’utilizzo del motore di ricerca PubMed®. Per una prima ricerca di articoli pertinenti al quesito di indagine sono state utilizzate le parole chiave: hamstring, injury, eccentric, strength, fascicle length, return to sport, prevention, rehabilitation, nordic hamstring e variazioni di queste parole, combinate in diversi modi e servendosi dell’operatore logico booleano “AND”. La pertinenza degli articoli individuati è stata valutata manualmente sulla base di titolo e abstract e, qualora quest’ultimo fornisse informazioni insufficienti per determinare l’eleggibilità dello studio, anche attraverso la lettura del testo completo. Sempre manualmente sono state esaminate anche le referenze degli articoli inclusi e quelli simili a essi correlati, nonché le ricerche successive che hanno citato questi studi.
Ciò ha permesso di recuperare alcune pubblicazioni rilevanti che non erano state identificate durante la ricerca computerizzata. In una seconda fase, gli articoli ritenuti pertinenti (n = 42) sono stati sottoposti a valutazione attraverso la lettura del testo completo e fra questi sono stati selezionati i più utili e rilevanti (n = 20).
MECCANISMO DI LESIONE
Le lesioni degli hamstring si verificano spesso durante la pratica di sport che comportano sprint ad alta velocità o calci ripetitivi, come avviene ad esempio nel calcio, nel rugby, nel football americano e nell’atletica leggera. In tali discipline, movimenti esplosivi rapidi che combinano la flessione dell’anca e l’estensione del ginocchio omolaterale possono causare lesioni acute nelle porzioni più sensibili di questi muscoli, con la giunzione miotendinea che è tipicamente considerata la regione più suscettibile. La fase di terminal swing della corsa è spesso descritta come il momento più vulnerabile per queste lesioni, in quanto gli hamstring raggiungono la loro massima lunghezza mentre producono una contrazione eccentrica importante, necessaria per decelerare l’estensione del ginocchio e la flessione dell’anca.
A causa di questo allungamento, gli HSI generalmente si verificano quando i fasci muscolari non riescono a resistere all’aumento della forza tensiva, dovuto alla combinazione di allungamento e contrazione. Fra i muscoli di questo gruppo, il capo lungo del bicipite femorale è quello che subisce l’allungamento maggiore, raggiungendo quasi il 110% della sua lunghezza in stazione eretta (mentre il semimembranoso e il semitendinoso raggiungono rispettivamente il 107.5% e il 108.2%), il che lo rende il muscolo più frequentemente lesionato.