Di Tommaso Pagnanelli
La sindrome dolorosa femoro-rotulea (Patellofemoral Pain Syndrome, PFPS) è una problematica a carico del complesso articolare del ginocchio, in particolare dell’articolazione femoro- rotulea. È causata da squilibri nelle forze che controllano il movimento rotuleo durante la flessione e l’estensione del ginocchio, in particolare con il sovraccarico dell’articolazione1. Il termine sindrome dolorosa femoro-rotulea è spesso usato in modo intercambiabile con “dolore al ginocchio anteriore” o “ginocchio del corridore. Infatti, la sindrome dolorosa femoro-rotulea è spesso descritta come dolore al ginocchio anteriore o retropatellare in assenza di altre patologie. I sintomi clinici vengono amplificati da attività come salire le scale, stare seduti per periodi prolungati e accovacciarsi. Altri sintomi spesso associati alla sindrome sono crepitii e versamento articolare lieve/moderato. La stabilità dell’articolazione femoro-rotulea coinvolge stabilizzatori dinamici e statici, che controllano il movimento della rotula all’interno della troclea, denominato “tracciamento rotuleo”. Quest’ultimo può essere alterato da squilibri in queste forze stabilizzanti che influenzano la distribuzione delle forze lungo la rotula. Per confermare la diagnosi è essenziale un esame del ginocchio focalizzato sulla rotula e sulle strutture circostanti. Per molti pazienti con diagnosi clinica di sindrome dolorosa femoro-rotulea, gli studi di imaging non sono necessari prima di iniziare il trattamento. La radiografia è raccomandata nei pazienti con una storia di trauma o intervento chirurgico, in quelli con versamento, in quelli di età superiore a 50 anni (per escludere l’artrosi) e in quelli il cui dolore non migliora con il trattamento.
MANAGEMENT DI QUESTA CONDIZIONE
Al momento della programmazione del percorso riabilitativo è importante focalizzare alcuni punti
1. Riduzione del carico: ridurre gli stimoli sull’articolazione femoro-rotulea e sui tessuti molli circostanti è il primo passo per ridurre il dolore. Se è stato identificato che gli esercizi di allenamento di resistenza hanno un ruolo nel causare l’infortunio, è indicata la cessazione di esercizi provocativi.
2. Riduzione il volume degli allenamenti: corridori/ atleti che saltano dovrebbero ridurre il volume di allenamento a un livello che non provochi dolore. Attività alternative non provocative possono essere utilizzate per mantenere la forma fisica mentre il trattamento è in corso.
3. Educare il paziente: è importante comunicare al paziente che per poter ritornare con successo alle attività ricreative o agonistiche è necessario il rispetto del piano riabilitativo.
4. Controllo del dolore: esistono poche prove a sostegno dell’uso routinario di farmaci antinfiammatori non steroidei. Il ghiaccio o altri metodi di applicazione del freddo, soprattutto dopo l’attività fisica, possono invece ridurre la sintomatologia.
5. Enfatizzare il trattamento conservativo: la chirurgia dovrebbe essere presa in considerazione solo dopo il fallimento di un programma riabilitativo completo.
6. Importanza dell’esercizio terapeutico: è stato studiato come la scelta di esercizi specifici in grado di migliorare la stabilità pelvica ed esercizi di rinforzo di tutta la muscolatura dell’arto inferiore siano il trattamento migliore per gestire questa patologia.
PROPOSTA DI ESERCIZIO TERAPEUTICO
La proposta di esercizi è volta a evitare fattori potenzialmente predisponenti all’insorgenza di una sofferenza femororotulea. Durante la fase di carico infatti è stata osservata un’eccessiva adduzione dell’anca e rotazione interna del femore associate a una rotazione esterna della tibia e a un’eversione della caviglia. Pertanto, durante questo schema motorio si osserva una tendenza del ginocchio al valgismo, fattore predisponente all’insorgenza della sindrome dolorosa femoro-rotulea.